Il vino nell’arte: un legame “inebriante”

In questo periodo “casalingo”, abbiamo visto su diversi social come l’arte sia un mezzo per condividere bellezza e armonia. Anche i musei più famosi del mondo hanno promosso programmi per tour digitali nelle loro gallerie ricche di fascino e di storia, oltre a diversi corsi per avvicinarsi al mondo della creatività.

Anche noi di Biancovino vogliamo raccontarvi il vino attraverso l’arte. Lo faremo proponendovi alcune opere di autori celebri che hanno scelto il vino come fulcro delle loro tele. Tranquilli, niente nature morte noiose, ma scene di vita quotidiana in epoche diverse: un percorso tra arte, vino e storia… siete pronti? Partiamo!

Il vino nell’arte: JAN VERMEER – IL BICCHIERE DI VINO

ph. credits Wikimedia Commons

Parlando di vino e arte è impossibile non citare Jan Vermeer, maestro olandese delle luce dipinta. Quest’opera, conosciuta come “Il bicchiere di vino”, è un olio su tela che risale al 1659-1660 circa, oggi conservato al Gemäldegalerie di Berlino. Il realismo mozzafiato di questo dipinto rappresenta perfettamente lo stile di Vermeer: una scena di vita quotidiana dove i personaggi sembrano quasi prendere vita. Non vi aspettereste anche voi che, da un momento all’altro, l’uomo versi un altro bicchiere alla dama? Proprio riguardo questo dettaglio, osservate bene: la donna viene servita per prima, come avviene anche oggi (sempre se ci si accompagna ad un vero gentleman, s’intende!). Un altro particolare colpisce subito: la bottiglia è di coccio e non trasparente. E’ comune trovare in quadri dell’epoca una bottiglia di questo tipo, proprio perché era di uso comune: il cristallo era un bene prezioso da riservare alle cene più eleganti o alle occasioni speciali. La cultura del vino nell’arte, come potete vedere, rispecchia gli usi di un popolo, oltre ai gusti dell’epoca.

Il vino nell’arte: EDOUARD MANET – BAR DELLE FOLIES-BERGÈRE

ph. credits enotecaletteraria.it

In “Bar delle Folies-Bergère“, pilastro dell’impressionismo,  Manet si è decisamente superato: non a caso, questa è l’ultima opera prima della sua scomparsa. Datata fra 1881 e 1882, sembra quasi un “testamento artistico” che racchiude tutti i tratti tipici del suo stile: la luce avvolgente, i colori intensi, le persone comuni… un tuffo in una Parigi dal fascino travolgente. La protagonista non è solo Suzon, l’inserviente in primo piano che aspetta gli avventori al bancone: alle sue spalle, nello specchio, si apre un mondo sul De Folies-Bergère, dove la società più abbiente si riunisce, scherza e beve ascoltando musica. Questa doppia prospettiva ci permette di immergerci completamente nella scena, come se fossimo noi stessi di fronte alla barista, sul punto di chiederle un calice di vino.
Fonti certe indicano che questo cafè era uno dei posti preferiti di Manet e spesso si ritrovava lì a bere con intellettuali dell’epoca per scambiare idee e impressioni che poi ha trasformato in opere straordinarie: in questo senso possiamo dire che il vino non solo favorisce la socialità, ma può essere il pretesto per trovare le ispirazioni più feconde. A voi è mai capitato di lasciarvi ispirare da un calice di vino in una conversazione interessante?

Il vino nell’arte: PIERRE AUGUSTE RENOIR – LA COLAZIONE DEI CANOTTIERI

ph. credits Wikipedia

Questa famosissima scena si svolge in un ristorante sulla Senna: la luce estiva attraverso la tenda a righe lascia intravedere le barche in lontananza che navigano tranquille. In “La colazione dei canottieri” (olio su tela risalente al 1880 circa) Renoir ci offre un elogio realistico della convivialità. Sulla tavola il vino è il vero protagonista del pasto, circondato da bicchieri e grappoli d’uva: le dame e i canottieri conversano sorridenti, godendosi la frescura dell’ombra. Sapete che questo quadro nasconde un dettaglio amoroso non indifferente? Guardate la donna in primo piano che gioca con il cagnolino: è Aline Charigot. Quando l’opera fu creata, la donna era solo una cara amica di Renoir, ma poco dopo divenne sua moglie: vedete? Quando si tratta di arte e vino, è facile che scoppi l’amore!
Non vi sembra che lo stesso Renoir con questo capolavoro ci ricordi che possiamo trovare la felicità nelle piccole cose? Un buon bicchiere di vino, la donna amata e un pomeriggio soleggiato in riva al fiume.

Il vino nell’arte: MARC CHAGALL – LA PASSEGGIATA

ph. credits enotecaletteraria.it

Arriviamo alla storia recente con questo dipinto di Chagall datato 1917: avvertiamo la forte influenza cubista e lo stacco netto fra i colori. Tutto un altro stile rispetto al sognante impressionismo o al verismo schietto che abbiamo visto prima. Quella di Chagall è una visione completamente nuova, che aderisce perfettamente ai canoni dell’arte a inizio del ‘900. Siamo nel pieno della Seconda Rivoluzione Industriale e tutto sembra avere il rigore delle macchine appena inventate, ma non in questa scena: il pic-nic è lontano dalla città che resta ad incorniciare lo sfondo e i due innamorati si sollevano in aria, ebbri della loro gioa. In primo piano, in basso a sinistra sulla tovaglia variopinta, gli unici elementi che troviamo sono una bottiglia di vino e un bicchiere; non è un caso che Chagall e la sua Belle (protagonisti della tela) si levino leggeri al di sopra del grigiore quotidiano.
Quest’opera sembra gridare al mondo che l’amore e la semplicità dei piccoli piaceri, come un bicchiere di vino bevuto in un prato, possono davvero staccarci dalla monotonia e portarci lontano, sopra alle nuvole.

Speriamo di essere riusciti anche noi, con questi piccolo “scorcio d’arte”, a farvi volare via dalle vostre case per qualche istante e sognare ad occhi aperti in epoche lontane. Che ne dite, se avete tempo, di godervi qualche dipinto tramite tour digitale e di accompagnare la bellezza con un buon bicchiere di vino? Potrebbe essere l’ideale per staccare dallo stress, provate e raccontateci com’è andata!

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