Vini IGT: una scelta “di carattere”

Vino IGT

Se come noi pensate che un calice di vino sia un momento magico e intenso, dovete scegliere con cura la bottiglia da stappare. Fra tutte le sigle che potete trovare sull’etichetta, quella IGT sicuramente vi suona familiare ma… cosa vuol dire? Noi di Biancovino vi daremo una “bussola” per orientarvi fra le tante caratteristiche e denominazioni dei vini italiani, così sarai sicuro di fare una scelta “di carattere” per i tuoi prossimi brindisi.

Vini IGT: la differenza fra D.O.C e D.O.C.G

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Per prima cosa, facciamo chiarezza sulla differenza fra le tre denominazioni italiane che il vino può avere e, soprattutto, sulle caratteristiche che lo rendono D.O.C, D.O.C.G oppure IGT.

  • IGT (Indicazione Geografica Tipica) è il primo step dopo i cosiddetti “Vini Generici” e possiamo dire che da questo punto parte la scalata di un vino verso la qualità. Per ottenere questa denominazione, un vino prende il nome dalla zona geografica di produzione dell’uva da cui è composto per almeno l’85%. Un canone meno restrittivo di quelli che vedremo a breve, che comunque è un ottimo biglietto da visita per un vino: gli IGT hanno l’obbligo di precisare l’azienda imbottigliatrice, e possono anche indicare il vitigno, il territorio di provenienza, l’annata e il colore. Ad oggi circa il 27% della produzione italiana di vino ha questa denominazione.
  • I vini D.O.C. (Denominazione di Origine Controllata) devono esprimere un carattere fortemente legato al territorio di coltivazione dell’uva ed essere riconoscibili per le loro peculiarità. Il focus è quindi sul luogo dove cresce il vitigno, come si può intuire dalla definizione “di Origine Controllata”. D.O.C. è sinonimo di qualità perché, per ottenere questa denominazione, i vini devono prima mantenere la classificazione IGT per almeno 5 anni.
    I vini con questa denominazione in Italia oggi sono circa 330, tra cui per esempio il Piemonte Moscato e il Monferrato Dolcetto.
  • Per i D.O.C.G. (Denominazione di Origine Controllata e Garantita) i parametri sono molto diversi: si meritano questa “medaglia” i vini che hanno ottenuto la denominazione D.O.C. per almeno 10 anni. L’attenzione alla produzione non riguarda solo la crescita del vitigno, ma anche l’imbottigliamento, che viene seguito passo a passo da esperti. Le analisi vengono effettuate sempre da una commissione che tramite assaggio fornisce anche una valutazione sensoriale. I vini che ad oggi si meritano questa denominazione (e che, diciamocelo, per ottenerla stanno sotto ai riflettori dalla raccolta dell’uva fino all’imbottigliamento) sono ben 73. Fra questi, il Piemonte spopola con 16 vini D.O.C.G. fra cui l’intramontabile Barbera D’Asti.

Vini IGT: le curiosità “tipiche”

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Abbiamo visto alcune delle denominazioni che i vini italiani possono guadagnarsi a seconda di parametri più o meno rigidi. Adesso scopriamo qualche curiosità sugli IGT che li rendono, se possibile, ancora più “tipici” di una zona. Nella Provincia Autonoma di Bolzano, al posto della definizione IGT potreste sentire Landwein, che tradotto dal tedesco significa proprio “vino del territorio”: cambia la lingua ma non di certo la procedura per identificare questo tipo di vini. Se vi trovate in Valle D’Aosta, invece, sentirete parlare di Vin de pays per tutte le etichette tipiche del territorio. Anche in questo caso, una parola non cambia il contenuto della bottiglia, che deve rispettare tutti quei canoni di cui abbiamo già parlato.

Vini IGT: il carattere che attraversa lo Stivale intero

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Arriviamo quindi ai consigli per una bevuta IGT coi fiocchi: il nostro paese offre una varietà così ampia di vini a Indicazione Geografica Tipica, che si potrebbe percorrere l’intero Stivale da nord a sud a suon di brindisi dal gusto… regionale! In Lombardia, fra tutte le possibilità locali, vi consigliamo un rosso dell’Alto Mincio, prodotto nella provincia di Mantova e che include vini come Sangiovese, Merlot e Pinot Nero. Il sapore asciutto e l’aroma vinoso e delicato lo rendono l’accompagnamento ideale per carne e secondi di spessore. 

Scendiamo nel Lazio, dove i vitigni della provincia di Viterbo fanno da culla ai vini dei Colli Cimini, fra cui troviamo bianchi frizzanti o passiti, oltre a rossi novelli e e rosè frizzanti. A proposito di bianchi freschi: che ne dite di un bell’aperitivo in terrazza, con il tramonto che fa da cornice a stuzzichini invitanti a base di pesce? 

Chiudiamo in bellezza con gli IGT siculi: la Trinacria offre specialità locali come i Valle Belice. Prodotti nella provincia di Agrigento, questi vini offrono un ventaglio di aromi e sapori indimenticabili: bianchi, rossi o rosé, vale davvero la pena fare un brindisi con uno di questi IGT. Proprio pensando ai rosé, con l’estate alle porte non sarebbe splendido passare un dopocena al fresco con un buon libro e un calice di Valle Belice, accompagnati da quel sapore inconfondibile da secco a dolce?

Abbiamo esplorato il mondo IGT attraversando l’Italia da nord a sud e scoprendo le caratteristiche di un’etichetta con questa denominazione. Scegliere un vino IGT non vuol dire “accontentarsi” ma versare nel calice un vino di carattere e a cui sono state dedicate cure e attenzioni durante la produzione. Un piccolo gioiello tutto da scoprire.

Ora siamo certi che organizzerete la prossima bevuta con un occhio attento all’origine del vino. Cheers alla qualità sempre!

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