Come il Covid-19 ha influito sul mondo del vino

L’emergenza legata all’epidemia del virus Covid-19 ha una dimensione non solo sanitaria. Nel caso del settore wine italiano ha un’influenza ampia e variegata, fatta di eventi cancellati, turismo eno-gastronomico azzerato, giacenze invendute e un’immagine all’estero compromessa. Ma, nonostante questo, la vendemmia del 2020 si prospetta di ottima qualità. Ecco quanto l’epidemia ha influenzato il mercato in termini di numeri, cosa ne pensano i protagonisti e quali possono essere le soluzioni.

Il trend cattivo e quello buono

Partiamo dalla brutta notizia: l’industria del vino italiana soffre in buona parte del calo drastico nell’export. La Cina è uno dei Paesi verso cui vengono effettuate la maggior parte delle esportazioni, soprattutto per quanto riguarda i grandi protagonisti del vino come LVMH (Moet & Chandon, Dom Perignon, Cloudy Bay) e Pernod Ricard (Campo Viejo, Jacob’s Creek). Una stima di Coldiretti su dati Istat ha rilevato un calo dell’11,9% delle esportazioni di prodotti italiani in Cina solo nel gennaio 2020. C’è poi da parlare della profonda crisi del settore ristorazione dove vini di fascia alta come il Barolo e il Barbaresco avevano il loro maggiore mercato: oltre il 70% delle vendite. La chiusura di bar, hotel e ristoranti ha lasciato solo il settore domestico.

La buona notizia è che si è registrata una forte crescita degli acquisti online di vino, a prova che gli italiani lo considerano sempre più un bene di prima necessità a cui non rinunciare. È perciò stato documentato un aumento della frequenza d’acquisto, un incremento del 5% nel numero di bottiglie acquistate per singolo ordine, una preferenza di vini regionali, una diminuzione del 10% del prezzo medio per bottiglia. E le regioni con maggiori numeri di vendita, secondo i dati elaborati da Tannico Intelligence (enoteca online con più di 16mila etichette da 2.500 cantine italiane), sono la Lombardia, il Piemonte, l’Emilia Romagna e il Veneto.

Le testimonianze raccolte da Vinitaly

Da un lato, in Italia, abbiamo scaffali che si svuotano perché c’è fretta di fare scorte, per fortuna in parte anche di vino, mentre sul fuori casa c’è un rallentamento notevole, anche al Sud”. Antonio Rallo – Donnafugata

“Il piccolo produttore è molto spaventato perché la ristorazione è un canale primario”. Matilde Poggi – Le Fraghe e presidente della Federazione Italiana Vignaioli Indipendenti (Fivi)

“Serve mantenere lucidità in tutta questa vicenda. Siamo di fronte a fibrillazioni che non hanno ragioni fondate. Noi i nostri programmi li stiamo portando avanti senza incontrare grosse difficoltà. La cautela è d’obbligo ma le misure prese dall’Italia sono state più adeguate di altri Paesi e, soprattutto, immediate. Serve tempo per ritornare progressivamente alla vita normale delle persone. Dobbiamo riprenderci da questa esagerazione mediatica che ha trasformato un’emergenza in un coro di voci monocorde caratterizzate da toni preoccupanti e paurosi. Serve un antidoto a questa comunicazione sovraccarica e soprattutto priva di ogni fondamento”. 
Federico Dal Bianco – Masottina e consigliere d’amministrazione del Consorzio del Prosecco di Conegliano Valdobbiadene Docg

Le proposte economiche

La filiera nazionale del vino, composta da Confagricoltura, Cia, Alleanza delle Cooperative Italiane, Copagri, Unione Italiana Vini, Federvini, Federdoc e Assoenologi, ha più volte scritto al ministro delle Politiche agricole, Teresa Bellanova, proponendo richieste economiche e fiscali , e 4 azioni concrete: uso dell’alcol di emergenza, distillazione controllata, vendemmia verde, ammasso privato per una parte del quantitativo in giacenza. Inoltre, secondo le organizzazioni cooperative vitivinicole di Francia, Italia e Spagna, andrebbe prevista “l’apertura immediata di una distillazione di crisi europea di 10 milioni di ettolitri con un budget europeo specifico di 350 milioni di euro, per fornire risposte immediate e concrete a un settore fortemente colpito e da cui dipende l’economia di intere regioni”.


La soluzione

Si sa che non c’è crisi che la creatività italiana non possa fronteggiare. Ecco come il coronavirus ha rappresentato un’opportunità per cambiare e rivoluzionare il mondo del vino. Come? Con degustazioni digitali, con tour guidati virtuali, con l’e-commerce e la consegna a domicilio, con le scuole digitali per sommelier promosse dall’Aspi che porta la cultura della sommellerie direttamente a casa, e grazie a #iostappoacasa, la nuova campagna del bere bene promossa dal Movimento del Turismo del vino Toscana.

Dichiara il presidente del Movimento Turismo del Vino Toscana, Emanuela Tamburini: “Vogliamo continuare ad accompagnare i nostri appassionati in cantina, con la possibilità di avere il panorama di oltre 100 realtà in un colpo solo. Migliaia di etichette che con un clic potranno essere richieste a costi di spedizione particolari, proprio per incentivarne l’acquisto”.

Ed ecco che, anche in situazione di difficoltà come quella causata dalla pandemia, si prova a vedere il bicchiere mezzo pieno sfruttando tutti i mezzi possibili. L’online, infatti, per molti è stata una rivelazione e una risorsa eccezionale per garantire continuità alle attività. Non resta che brindare alla salute del mondo enoico e alla sua ripresa!

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