Lambrusco: dall’Emilia un vino d’eccellenza

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“Quando la fatica supera il gusto, butta la gnocca e prendi il Lambrusco!” queste sono le frasi goliardiche che passanti e viaggiatori scrivono e leggono come ode al vino nelle osterie di Modena e Bologna. Come molte altre usanze goderecce di tutta l’Emilia Romagna, la regione dai tetti rossi e i vicoli stretti, anche le buone bevute fanno parte della tradizione! Basti pensare ai colli e ai vigneti, alle locande, agli artisti di strada e alle tante canzoni dedicate all’amore per il cibo e il vino. Dove nasce il Lambrusco, nasce l’inno alla vita e agli incontri. Approfondiamo i principali aspetti della storia di questo vino diventato un simbolo Italiano.

Lambrusco, un vino di cuore

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Ph. credits gambisastreet

Lo sapete che il Lambrusco è il vino più venduto d’Italia e più esportato al mondo? Nonché uno dei più antichi, come il suo nome di derivazione latina: nasce dall’unione dei termini labrum e ruscum ovvero orlo e pianta spontanea. Così si chiamava, ai tempi dei Romani, quel tipo di pianta che ai margini dei campi si vedeva crescere come vite. Il Lambrusco è un vino rosso frizzante, famoso per la sua spuma spontanea, che va conservata delicatamente per non disperdere l’anidride carbonica durante l’imbottigliamento. Il vino in genere si presenta in un vetro più spesso del normale, proprio perché resiste meglio alla pressione e il suo tappo classico è il casereccio fungo di sughero. Modena è la città madre, insieme a Reggio Emilia e Mantova. La freschezza del Lambrusco e delle sue bollicine si è diffusa velocemente in tutta la penisola dove questo rosso speciale è molto apprezzato sin dalla sua nascita.

Lambrusco: tipologie e soprannomi

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Ph. credits travelemiliaromagna

Se si parla di Lambrusco è impossibile non citare alcune tra le tipologie più conosciute delle tante varietà, curiose anche per i loro nomi. Partiamo con il Lambrusco di Sorbara, molto leggero e con aromi di fragola, ciliegia e lampone che prende il suo nome dal modenese e viene coltivato tra il fiume Secchia e il fiume Panaro, soprannominato Lambrusco della viola per via del colore più vicino al rosa che al rosso e del gusto dolce al punto giusto. E’ quel tipo di vino che si abbina bene al ragù e all’arrosto, come del resto anche il Lambrusco Salamino, altro calice amato dagli abitanti dell’Emilia Romagna che ha le sue origini nei terreni della zona di Carpi, in quella che viene definita la “bassa” modenese. Il suo nome richiama proprio dei piccoli salami per la forma dei grappoli con la buccia di un nero bluastro utilizzati per la produzione. Passiamo al Lambrusco Maestri detto anche Lambrusco scuro, il cui nome ha origine da Villa Maestri, una maestosa struttura in provincia di Parma, nel comune di San Pancrazio. A differenza dei due precedenti, nel calice si presente di un rosso rubino più scuro, peculiare la sua grande adattabilità ai cambiamenti climatici. Quello più asportato in assoluto è però l’Ancellotta, principalmente reggiano e di una qualità -si dice -superiore agli altri, di un’alcolicità più alta. In questo caso per i meno esperti è difficile identificarlo subito perché alla vista può ingannare, invecchiando tende infatti al color aranciato.

Dove godersi il Lambrusco a Milano?

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Ph. credits paginegialle

Nella frenesia milanese e tra i tanti impegni della vita nella città meneghina esistono oasi di pace nascoste. Location molto accoglienti con taglieri e Lambrusco a prezzi modici. Nel 1999, vicino ai Navigli, ha aperto Osteria del Gnocco Fritto che ripropone la atmosfera intima emiliana insieme ai tipici piatti della tradizione culinaria. Si possono trovare tigelle, salumi e formaggi ma soprattutto gnocco fritto, chiamato “crescentina” dai bolognesi seduti ai tavoli di Piazza Maggiore! Se ci spostiamo nel cuore della metropoli, invece, a Brera, il quartiere storico artistico milanese, si trova invece Saluti da Modena che unisce drogheria e degustazione, dove tutti i prodotti presenti possono essere anche acquistati. Il legno sulle pareti, il menù, la tipica scelta a vetro vicino al bancone in cui selezionare tortellini, tagliatelle o formaggi è una modalità che ricorda i rifugi dell’panorama gastronomico collinare. I vini proposti non vengono chiarificati né filtrati e questo permette un basso uso di solfiti. Infine l’Osteria Borsieri, vicino alla stazione centrale, in via Sammartini. Qui non solo i piatti e il vino meritano un assaggio, ma molto piacevoli sono l’ambiente e l’accoglienza che il personale riserva agli ospiti. Il pezzo forte? D’estate si può stare in veranda a godersi la cucina emiliana e piacentina.

Francesco Guccini in un’intervista rilasciata al Gambero Rosso ricorda: “In tavola, quando qualcuno di Modena ti invita a cena, mette sempre del Lambrusco, quel vino che sta dentro al pistoun, così si chiama la bottiglia in dialetto. Da ragazzi, andavamo spesso a farci un pistoun dagli amici che avevano una casa in campagna vicino alla città: ricordo l’odore del mosto; era un vino che non aveva l’etichetta, quasi tutti quelli che avevano un po’ di terra se lo facevano in casa”.

E sulle note del cantautore modenese godiamoci un bel bicchiere di Lambrusco, vera eccellenza italiana.

 

 

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