5 Cose da sapere sul vino cinese

Avete mai sentito parlare di vino cinese? Spesso limitiamo alla degustazione di calici vicini alle nostre terre, andando per lo più sul sicuro senza avventurarci oltre confine, anzi un bel po’ più in là. E invece è giunto il momento di esplorare e buttarsi in qualcosa di nuovo e magari a noi meno noto come il vino cinese. Per intraprendere questo viaggio è il caso prima di sfatare alcune credenze che vedono il paese del Celeste impero come consumatore di birra e bevande prevalentemente derivate dalla fermentazione del riso. Ecco allora cinque cose che non sai sul vino cinese e che dovresti sapere!

1- L’importanza del recipiente

ph. credits studyinchina

La storia dei vasi da vino cinesi è talmente importante nella cultura della Cina da essere stata suddivisa in 5 periodi che ne segnano allo stesso tempo il percorso socio-politico. Nel neolitico il materiale utilizzato prevalentemente era la ceramica, nel periodo Xia, Shang e Zhou il bronzo divenne prevalente e vi fu una vera e propria evoluzione anche nelle forme e nelle dimensioni. Il terzo periodo è quello dello Zhou, il Qin e l’Han: la lacca era il materiale per eccellenza. Nell’era Sui e Tang andavano, invece, molto di moda l’oro e l’argento. E infine: Quing: l’‘esplosione della porcellana!

E’ stato ed è fondamentale in Cina non solo il momento ma anche il modo in cui il vino viene consumato. C’è un vecchio detto cinese che recita: “Se non hai i vasi del vino, non hai i mezzi per berlo!“. Ci sono sempre state molte regole rituali a seconda dello status sociale, dell’età e delle abitudini di vita dei bevitori e anche delle circostanze e della stagione della festa, del tipo di vino e dei recipienti. Con il nome Jue, ad esempio, si parla dell’antico vaso cinese usato per servire vino caldo durante le cerimonie di culto degli antenati. Ha una forma simile a quella di un uovo sorretto da tre piedi, con un becco ricurvo su un lato. Sono spesso decorati con taotie che rappresentano animali mitici. 

2- Il vino cinese nei rituali

ph. credits ABC

In Cina i rituali collegati al consumo del vino portano un messaggio più ampio, diventando una vera e propria scuola di vita. Le buone maniere e il comportamento nel bere il vino sono stati fortemente promossi sin dalla dinastia Zhou. In alcune regioni della Cina vennero addirittura riassunti in quattro parole: tempestività, precedenza, misura e regolamentazione. Il vino poteva essere bevuto solo in occasione di cerimonie di chiusura, matrimoni, funerali, sacrifici e celebrazioni. Bisognava fermarsi dopo tre grandi tazze e figure particolari emanavano regolamenti a cui i bevitori dovevano obbedire. Una delle regole è chiarita da un altro detto popolare: “Con il vino fino in fondo, con il the a metà”. Significa che quando stai intrattenendo un ospite, se versi del vino, dovresti riempire la tazza finché non trabocca del tutto, versare meno è un segno di mancanza di rispetto; d’altra parte, se stai versando il tè per un ospite, va bene che la tazza si trovi a metà o poco più. Se, per sbaglio, riempi la tazza fino in cima questo può essere frainteso dall’ospite: è un segno che non è proprio il benvenuto. Quando si versa il vino, il padrone di casa o il cameriere dovrebbe andare prima dall’ospite d’onore e poi dagli altri ospiti, di solito procedendo in senso antiorario. Le regole rituali si basano principalmente sul pensiero morale confuciano tradizionale. Il fulcro però sta nella parsimonia. Bere con moderazione è l’idea centrale del rito del vino cinese.

3- I vigneti cinesi

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Sapevate che la Cina ha la più vasta area di piantagione di viti di Cabernet Sauvignon al mondo? La maggior parte dei vigneti cinesi si trova appena a nord del fiume Yangtze. Circa l’80% dei viticoltori cinesi in generale si dedica ai vini rossi in stile bordeaux. Il Cabernet Sauvignon è l’uva predominante. In larga misura si trovano anche Pinot nero, Amburgo moscato e incroci di uva come il Marselan, una miscela di Cabernet sauvignon e Grenache. Molti coltivatori, in particolare nelle regioni più fredde, seppelliscono le viti sottoterra durante l’inverno per proteggerle dal freddo. Creano un cumulo di terriccio isolante ammucchiandolo attorno alla base della pianta, una tecnica simile ai vigneti del Vermont. È un processo dispendioso in termini di tempo e lavoro ma assolutamente necessario. Queste misure sono utili poiché i vigneti si estendono su diversi terreni. La Cina ha la seconda più grande distesa di vigneti al mondo. Solo la Francia, che ha un patrimonio viticolo millenario e ben oltre 1.000.000 di ettari la supera.

4- Chi sono i winelovers cinesi?

ph. credits chinafiles

Non c’è molto stupore nel conoscere la risposta a questa domanda. Infatti, come succede da un po’ di tempo e in buona parte dei Paesi consumatori di vino, il profilo del winelover si rivela quello del Millennial. Sono i giovani, le nuove generazioni ad appassionarsi alla materia e al calice. Meno legati alle tradizioni e incuriositi dal mondo estero, sono i più propensi al consumo e al’’acquisto di vino. Sono anche coloro che usufruiscono maggiormente del mercato online, più accessibile ai giovani. Sono giovani e appartenenti alla classe media, con un budget intorno ai 39 euro per bottiglia. Ma non si tratta solo di appassionanti o curiosi, ci sono anche i cosiddetti consumatori per show off: coloro che comprano il vino per moda. Il nettare di Bacco diventa così un po’ uno status symbol. Come dargli torto, un buon calice di vino e si è subito re.

5- I migliori vini cinesi

ph.credits chinadaily

Quali sono considerati i migliori vini cinesi attualmente? Se voleste avventurarvi in questo mondo ancora abbastanza sconosciuto il primo consiglio è un bianco secco Chateau Martin Longyan, fruttato, con note di uva sultanina, pesca e litchi, acacia e rovere vanigliato. Proviene da Huailai, una contea nella provincia nord-occidentale di Hebei. Al palato note di agrumi leggeri e pesca e un finale di cannella. Il secondo consiglio: Kanaan Winery Riesling prodotto nella regione di Ningxia. E’ un riesling secco che al naso vanta aromi di pompelmo, mela verde e fiori di tiglio. I sapori sono consistenti e concentrati al palato, ben equilibrato con acidità brillante e piccante. E infine, andando sul rosso, come non citare un  Ao Yun Cabernet, da abbinare a formaggi stagionati e secondi di carne. Raffinato ed elegante, regge il confronto con i migliori bordolesi. Direttamente dalle terre del Tibet, lungo le pendici dell’Himalaya, presenta un colore rubino, profondo, molto apprezzato in Europa.

Ora non resta che immergersi alla scoperta di questo mondo lontano, eppure così incredibilmente vicino!

 

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