Dalle stelle al vino: chef Cracco e la sua Tenuta Vistamare

tenuta vistamare Cracco

Con il cibo ci sa fare sicuramente e la sua abilità è scritta nelle stelle. Ma chef Carlo Cracco adesso vuole dimostrare di essere in gamba anche con il vino. Come se quel talento non bastasse aggiunge anche questo, quello della produzione vinicola. In attesa di assaggiare questi nettari di Cracco, ops, Bacco, scopriamo insieme la nascita della sua Tenuta Vistamare.

Chef Cracco, il percorso verso le stelle

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Ph. credits Agrodolce

Connubi d’amore: il cibo e il vino, la terra e la cucina, lui e sua moglie. Era da tempo che lo chef Carlo Cracco lo sognava. Un posto dove mettere insieme tutti i suoi amori, dove coltivare e produrre le materie prime da usare nella sua cucina, dove far crescere sopra ogni cosa la parola passione. Quella passione che lo contraddistingue fin dagli inizi degli anni ottanta, quando, dopo un diploma all’istituto alberghiero di Recoaro Terme e una prima esperienza nel ristorante “Da Remo” di Vicenza, inizia a collaborare con Gualtiero Marchesi. Da allora i successi e le stelle piovono, ma la maggior parte del pubblico lo ricorda per le sue esperienze televisive, che lo hanno decretato un re delle cucine mondiali: da MasterChef Italia a Hell’s Kitchen Italia. Di recente lo abbiamo anche visto troneggiare sulla copertina del nuovo numero de La Cucina Italiana, perché scelto come quarto ambasciatore per la candidatura a Patrimonio dell’Umanità della tradizione culinaria italiana.

Qualcosa ancora manca nella lista dei desideri e dei sogni realizzati ed ecco che arriva Vistamare, azienda agricola sulle colline di Santarcangelo di Romagna (Rimini), luogo natale della famiglia della moglie Rosa, con cui è diventato vignaiolo. Due i vini prodotti, un rosso e un bianco, che verranno imbottigliati prima della prossima vendemmia.

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Ph. credits Pinterest Rosa Fanti

Ma l’azienda agricola non è solo vino: olio, frutta e verdura lì prodotti vengono utilizzati per i suoi locali, sia per il menu che per la pasticceria, e il resto viene trasformato in prodotti confezionati a chilometro zero, come succhi di frutta, confetture e olio e venduti qui. Tra le varie specialità, sono già leggenda le deliziose marmellate di cachi e marron glacé.
E i clienti dei suoi ristoranti ringraziano! Uno dei piatti presenti in carta al Ristorante Cracco in Galleria Vittorio Emanuele a Milano sono state proprio le ciliegie affogate e Grand Marnier, materia prima raccolta in Romagna dalle sue mani prestigiose ed esperte.

La tenuta Vistamare

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Ph. Credits Travel Emilia Romagna

L’azienda agricola si chiama Vistamare perché si trova nel punto in cui la collina di Ciola Corniale scende verso il mare. La tenuta ha un’anima green. Oltre a essere vocata all’equità nella produzione (il terreno è suddiviso in 5 ettari di vigneto, 1 ettaro di orto, 6 ettari di frutteto con alberi di pesche, albicocche, ciliegie, cachi e 4 ettari di oliveto), adotta tecnologie all’avanguardia e sta facendo il percorso per la certificazione biologica: gli scarti della frutta servono per produrre carta sulla quale stampare i menù e i packaging, mentre i noccioli di pesche e ciliegie finiscono in farine usate per le preparazioni di pasticceria.

Il vino di Cracco

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Instagram @carlocracco

Il vigneto è qualcosa di magico. Le viti, vecchie quasi un secolo, sono il suo patrimonio più grande. E’ per questo che Cracco ha pensato bene di affidare la missione a un grande esperto e preziosa guida. Si tratta di Luca D’Attoma, uno dei più noti enologi italiani, con un curriculum che va dal gruppo Lunelli (leggi la nostra intervista!) a San Patrignano, fino ai vini di Andrea Bocelli.
Quando le viti hanno una storia così lunga (dai 50 agli 80 anni) significa che la qualità e il prestigio dei loro prodotti sono certi. A partire dall’Albana, vitigno a bacca bianca tipico dell’Emilia Romagna, con cui verrà prodotto il primo bianco di Casa Cracco.
Oltre all’Albana, il primogenito bianco mescolerà altri tre vitigni come il Trebbiano Fiamma Rossa, antico e pregiato, la Rebola, diffuso da secoli nel territorio riminese, e il Pagadebit. L’uvaggio è stato creato con macerazione e fermentazione delle bucce in grandi anfore e l’obiettivo è quello di ottenere un bianco corposo “che esalti le caratteristiche del terroir, senza aromi fermentativi e con profumi decisi”.
Ma la vendemmia 2020 darà alla luce anche un rosso, frutto della combinazione di diverse uve vinificate in acciaio, come il Sangiovese, il Cabernet Sauvignon, il Lambrusco e il Trebbiano. Il risultato sarà un vino fresco e profumato, adatto alla convivialità, proprio nel rispetto della vera anima del territorio.
Sia il bianco che il rosso saranno comunque vini corposi, con caratteristiche uniche date dal forte legame con la Romagna.

Se il carisma di chef Cracco si esprime in cantina come in cucina allora siamo sicuri che presto assaggeremo un vino stellare della Tenuta Vistamare.

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