5 curiosità sul vino che non immaginavi

Ormai se ne sentono di tutti i colori. Sul bianco, sul rosso, sul rosé: il vino è protagonista di tante storie e aneddoti accattivanti da raccontare. Forse qualcosa ancora vi sfugge e allora altre 5 curiosità sul vino ve le regaliamo noi. Così per la prossima chiacchierata tra amici winelovers potrete anche sfoderarle!

Il vino non si fa solo con l’uva

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ph. Credis thespruceeats.com/

In Italia il vino è il prodotto dato dalla fermentazione alcolica del mosto d’uva. Ma è possibile far fermentare spontaneamente qualsiasi frutto con contenuto zuccherino. La fermentazione spontanea avviene perché i lieviti trasformano in alcool gli zuccheri. Se usciamo dal nostro Paese, il vino non è detto che sia di uva. Fragola, cocco, ciliegia, pesca per esempio, sono alcuni frutti che si prestano molto bene. Vengono chiamati i Sugar-based country wines, ma ovviamente non subiscono poi processi di vinificazione.

Vino e Coca-cola, origini della ricetta segreta

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Ph. Credits Pinterest

Vino e Coca-Cola nella stessa frase, non è curioso? La ricetta segreta della Coke ha origini antichissime e segretissime. La sua storia ha origine nella metà del 1800, dove in Georgia veniva utilizzata come una sorta di morfina, soprattutto rimedio efficace a stanchezza, mal di testa e indigestione. Altro non era che una miscela di vino e foglie di coca (sì, la pianta dove si ricava la cocaina): venivano lasciate macerare nel vino, e davano vita ad uno sciroppo color caramello.

Etichette vegan wine

Una delle curiosità attualissime è il vino vegano. La richiesta di mercato rispetto a questo tipo di sensibilità è in continuo aumento ed evoluzione, e l’attenzione è rivolta proprio ai prodotti vegani. Quindi per ottenere questa tipologia di bottiglie, è vietato utilizzare derivati di origine animale. Ma come mai nel vino si usano ingredienti di derivazione animale? Per chiarificare e purificare i vini, per concimare, per incollare l’etichetta: queste cantine utilizzeranno solo prodotti a base vegetale e minerale.

Sognare vino

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Ph. Credis F. Ciancio

Oltre a esserlo sulla tavola, anche nei sogni il vino porta con sé una carica di allegria. Nell’astrologia, sognare un bicchiere di vino porta fortuna. Se il vino è bianco, le amicizie sono sincere. Se il vino è rosso, bisogna andare più cauti perché l’inconscio suggerisce di dover superare un periodo di insoddisfazione. La bottiglia vuota invece, al contrario della realtà, indica si stia attraversando un buon momento.

A quanti km/h viaggia un tappo di bollicine?

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Ph.Credits Il Calice

Se vi siete mai chiesti quale sia la possibile velocità di un tappo durante l’apertura del vino, sappiate che ci sono veri e propri record. 75km/h per uno spumante e ben 106km/h per uno champagne. In media il tappo di uno champagne, se viene fatto saltare, può raggiungere una velocità di 64km/h. L’anidride carbonica che si concentra nel collo della bottiglia creando pressione e onda d’urto, il botto, che fa volare lontano il sughero. Può davvero diventare pericoloso.

Quindi bevete, e stappate responsabilmente!

Autunno in tavola: abbinamenti di stagione

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Le giornate si sono accorciate e il foliage, come ogni anno, lascia tutti senza parole. La bellezza dell’autunno è fuori, nella natura, ma anche a tavola. E’ una stagione ricca e piena di gusto: l’autunno ci offre prodotti con un sapore molto intenso e super versatili. Non resta che scoprire quali sono gli abbinamenti perfetti della stagione.

Autunno in tavola, tra funghi e vino

Ph. Credits Pinterest

Uno dei primi protagonisti in tavola è sicuramente il fungo. Il periodo della raccolta varia in base alla tipologia, e camminare per i boschi con il profumo della vegetazione nell’aria e le foglie che scricchiolano a ogni passo è un’esperienza indimenticabile. I funghi sono ricchi di proprietà nutritive e versatili: risotti o zuppe, con la polenta, semplicemente crudi nelle insalate o trifolati come contorno. Sono abbinabili sia a un bianco fresco che a un rosso di scarsa tannicità. Un Greco di Tufo e un Montepulciano d’Abruzzo sono entrambi vini strutturati con una beva fruttata e speziata che non invade il sapore deciso del micete.

Il fungo più prelibato tutti sappiamo sia il tartufo. Per non sbagliare abbinamento dobbiamo prendere in considerazione una cosa importante. Non dobbiamo scegliere un vino che copra l’aroma, perché il bello del tartufo è proprio la persistenza in bocca! Quindi dobbiamo optare per un vino che evidenzia questa caratteristica. Una bollicina di Metodo Classico dai lunghi affinamenti, come un sapido Oltrepò Pavese Metodo Classico DOCG potrebbe sposarsi con eleganza alle sfumature aromatiche del tartufo.

Autunno in tavola, zucca e vino

Ph. Credits Pinterest

Un altro ortaggio caratteristico di questo periodo è la zucca. E’ ricca di antiossidanti e pochissime calorie e si presta a un ricco ventaglio di ricette. Il sapore è dolce e con formaggi importanti come il gorgonzola l’unione è sempre azzeccata. Nei maltagliati zucca e gorgonzola per esempio, troviamo la dolcezza della crema di zucca che incontra le note piccanti del formaggio. Un vino che faccia risaltare tutti questi i profumi e sapori potrebbe essere un bianco con spiccata acidità, che abbia una buona struttura richiesta dalla dolcezza della zucca e dalla nota grassa del formaggio. Un vino secco e leggero come lo Chardonnay dei Colli Bolognesi.

Autunno in tavola con vino e castagne

Ph. Credits Pinterest

La terra in questo periodo ci regala un altro prezioso frutto: le castagne. In quelle serate a chiacchierare riscaldati dalla legna che arde e le castagne che cuociono sul fuoco, non manca proprio niente. Ah sì, solo il vino giusto ad accompagnarle. Sgusciare le caldarroste ancora calde è un momento di convivialità davvero piacevole e diventa perfetto in presenza del vin brûlé. Non è altro che vino novello fatto bollire con cannella zucchero e scorza di limone. Per i piatti invece a base di castagne, aprendo un vino poco strutturato di facile beva come un buon Lambrusco che con le sue caratteristiche e la sua allegria è sicuramente una soluzione ideale per equilibrare i sapori dolci della castagna.

Non è venuta anche a voi voglia di portare l’autunno a tavola?

I nomi del vino: alla scoperta dell’etimologia

Che cos’è un nome? Forse che quella che chiamiamo rosa cesserebbe d’avere il suo profumo se la chiamassimo con altro nome?“. Impossibile contraddire Shakespeare, e sicuramente il concetto è lo stesso anche se si parla di vino. Riconosciamo e amiamo un Lambrusco indipendentemente dal suo nome, ma certo anche quello conta. Perché in molti nomi dei vitigni che apprezziamo possono nascondersi un significato preciso e una storia affascinante.

Non resta che riempire il calice e mettersi comodi per iniziare questo viaggio nell’etimologia dei vini.

Vini rossi, le origini di un nome

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ph. Credits e-borghi.com

Iniziamo con il Barbaresco, orgoglio piemontese e uno dei rossi più amati in Italia. Per scoprire le origini del suo nome bisogna andare un bel po’ indietro nel tempo: anticamente questo territorio era abitato dalle popolazioni celtiche liguri ed era abbracciato da un bosco. Quando i Romani conquistano queste terre, abbattono il bosco e iniziano la coltivazione delle uve. “Barbarica Silva” indica appunto il bosco dei Barbari prima della conquista romana. Qui ha origine il vino e da qui anche il suo nome, Barbaresco.

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E il Lambrusco, perché si chiama così? E’ un vino con una storia di oltre 2000 anni. Virgilio, nativo mantovano, che visitava le terre modenesi, faceva spesso riferimento a questo vino. E ai suoi versi si aggiungono quelli di un altro importante autore, Plinio il Vecchio, che nella sua “Naturalis Historia” scrisse: “La vitis vinifera le cui foglie, come quelle della vite labrusca, diventano di colore sanguigno prima di cadere“. La vite “la-brusca” sarebbe quella che cresce incolta ai margini dei campi: lambrum significa “al margine dei campi” e ruscum “pianta spontanea”.

La Puglia, invece, ci fa sorridere con le bottiglie di Somarello rosso, in dialetto susumaniello, cioè piccolo somaro. Il nesso tra questo vitigno e l’animale è tutto metaforico: infatti si vuole fare riferimento alla capacità dell’asino di caricarsi di molti pesi. Esattamente come il vitigno, molto produttivo e capace di caricarsi di abbondanti grappoli di uva.

Vini bianchi, le origini di un nome

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ph. Credits fremondoweb.com

Tra i vini bianchi più venduti in Italia, ottimo compagno di aperitivi estivi, abbiamo la Falanghina. E’ un vino campano e il suo nome deriva dalla parola latina falanx, ovvero il palo che sorreggeva la pianta in quanto caratterizzata da un esteso portamento.

Spostandoci più su, nell’Italia centrale abbiamo la Passerina. Dai grappoli dal sapore zuccherino, questo nome è dedicato ai passeri che adorano beccare gli acini dolcissimi.

In Friuli Venezia Giulia troviamo la Ribolla. Chissà se Giosuè Carducci quando scrisse del “ribollir de’ tini” sapeva di un vino friulano autoctono che prende il nome proprio da quella azione. La Ribolla Gialla si chiama così perché la notevole quantità di acido malico presente faceva sì che ribollisse.

ph. Credits Cecchi

E’ stato un breve ma intenso viaggio nelle origini del nome di queste eccellenze. Grande qualità e grande valore, ma anche un interessante storia dietro ogni calice.

Moët & Chandon: oro rosa, dentro e fuori la bottiglia

Ci sono nomi che identificano un prodotto: per lo champagne è Moët & Chandon. Oggi associato al lusso e al glamour, questo mostro sacro gode di una storia centenaria che ha visto avvicendarsi diverse generazioni. Passione e conoscenza del vino, ma anche grande carisma e capacità imprenditoriali dietro ad una maison leader di livello mondiale.

Champagne, qualche cenno storico

Ph. Credits call me wine

L’inizio di questa storia di successo risale al 1743, quando Claude Moët cominciò ad allargare la produzione di bottiglie fuori dalla regione dello Champagne. Successivamente il nipote Jean-Rémy Moët estende la distribuzione anche in Europa e negli Stati Uniti, e nel 1832 lascia la società al figlio Victor Moët e al genero Chandon. Ecco, dunque, la nascita di Moët & Chandon. Nessuno dei due probabilmente immaginava un destino così brillante per le loro bolle fini e aromatiche…

Questa maison non è solo una delle più capillari champagnerie del mondo, ma il più potente attore delle bollicine francesi. Lo champagne stesso è diventato uno dei vini simbolo del lusso, non solo per i costi ma perché garanzia dell’alta qualità delle uve particolari e della massima efficienza delle lavorazioni. Una bottiglia di Moët & Chandon è un must per chi vuole festeggiare con stile ed eleganza!

Rosè Imperial Brut, l’edizione limitata di successo

Dunque perchè non provare a stappare la nuova bottiglia in edizione limitata di Rosè Brut Imperial? L’attenzione si focalizza, in un primo momento, sul packaging rosa confetto, che conferisce un aspetto raffinato e romantico alla bottiglia, riconoscibile per lo stile brillante tipico del marchio.

Ph. credits pinterest

L’assemblaggio di Pinot nero, Pinot Meunier e Chardonnay spiegano l’intensità, la rotondità e l’eleganza di questo vino. Il colore nel flûte risulta acceso quanto l’etichetta, e al naso si sprigionano dolci aromi di frutti rossi, come la ciliegia e le fragoline di bosco. In bocca ritroviamo la frutta rossa e note floreali di rosa con un piacevolissimo accenno agrumato. La sua freschezza seduce e questo champagne si presta a diventare un perfetto compagno di romantici aperitivi. Un abbinamento indovinato, che omaggia anche le terre di origine, potrebbe certamente essere con il formaggio di capra Caprice des Dieux.

Ph. Credits pinterest

Chi ha mai sognato di fare il bagno in una vasca riempita di champagne? Indimenticabile la scena iconica di Marilyn Monroe nel film “Quando la moglie è in vacanza”, e visto il prezzo accessibile e la qualità inconfutabile ci si potrebbe fare un pensierino!