Vini spagnoli e chef stellati: l’abbinamento gourmet

Spagna sinonimo di paella, tapas e pulpo a feira, ma c’è un altro mondo tutto da scoprire: quello del vino.
Nonostante abbia la superficie destinata a viti più estesa al mondo, la Spagna ha deciso di non puntare sulla quantità, concentrandosi solo sulla qualità e la varietà di vitigni. Gli spagnoli ci sanno proprio fare e così riescono ad accodarsi ad Italia e Francia come produttori mondiali, mantenendo prezzi inferiori ai concorrenti, pur salvaguardando una qualità ricercata.
Tra le eccellenze spiccano le uve a bacca nera come il Tempranillo, il Cabernet Sauvignon, il Merlot e il Syrah che risultano essere anche tra i protagonisti delle tradizioni locali che ‘vestono’ questi vini rossi in una versione estiva: il tinto de verano. Un cocktail fresco e dissetante a base di vino, gassosa o limonata (dipende dalla zona in cui viene preparato). Sacrilegio? Forse, ma non dobbiamo dimenticarci che in Italia abbiamo la ‘Bicicletta abruzzese’, la versione nostrana del tinto de verano!
Come già detto, la Spagna è famosa per la sua cucina, talvolta tradizionale e altre volte molto all’avanguardia; si sa, una coppia che non passa mai di moda è quella del cibo con il vino. Iniziamo il viaggio tra i ristoranti gourmet del Paese e i calici che si sposano alla perfezione con i piatti più o meno stravaganti ideati dagli eclettici chef.

Casa cacao, Jordi Roca – Girona

Vigneto sherry_Lettera43ph. credits Lettera43

L’hotel dei fratelli Roca ha una dolce chicca nascosta al suo interno: una fabbrica di cioccolato. Dopo il folle studio di svariate qualità di cacao, chef Jordi ha deciso di puntare sulle piccole comunità sudamericane per sviluppare un progetto che ha lo scopo di risvegliare i sensi dei fortunati degustatori. Prendi un cioccolato extra bitter 60% di cacao con aromi di caffè e orzo tostato, abbinaci un calice di Sherry Fino e preparati ad essere travolto dalle emozioni. Siamo a Jerez, in Andalusia e qui nasce il vino secco e liquoroso dalla gradazione alcolica importante, ottenuta grazie alla flor, la muffa che si forma sullo strato superficiale creando una patina protettiva contro l’ossidazione. L’affinamento ricorda quello dell’Aceto Balsamico di Modena: tre file di botti disposte una sopra l’altra per consentire i ‘travasi’ di vino vecchio e nuovo. Ora siete pronti: mangiate un pezzetto di cioccolato e bevete un sorso di Sherry Fino. Li sentite gli applausi?

Ristorante Arzak, Juan Mari e Elena Arzak – San Sebastian

Tempranillo

Spostiamoci nei Paesi Baschi e nello sviluppo delle tradizioni ad opera degli chef Juan Mari e Elena. Tre stelle Michelin orientate all’avanguardia senza perdere di vista i piatti locali, proiettandoli nel futuro grazie al vincente binomio padre-figlia. Accomodatevi a tavola ed assaporate il menù degustazione; arriverà il momento del piccione servito su un piatto di vetro, adagiato su un dispositivo elettronico che produce immagini di fiamme e il sommelier vi consiglierà un Figuero Vinas Viejas, un Tempranillo dal colore intenso e profondo con note di frutti rossi che si amalgamano a quelle di caffè tostato. Si narra che questo vitigno fu introdotto in Spagna dai monaci di Cluny diretti a Santiago de Compostela durante il pellegrinaggio; viene coltivato prevalentemente nella Rioja nel nord della nazione. Questa particolare bottiglia ha un affinamento in barrique di 15 mesi, che conferisce le perfette caratteristiche per essere abbinata ad una carne dal gusto deciso come il piccione. I sapori si rincorrono tra un sorso e un boccone. Che il gioco di seduzione abbia inizio.

Tickets, Ferran e Albert Adrià – Barcellona

Tickets Barcellona_FOURMagazineph. credits FOUR Magazine

Vi suona familiare il nome di Ferran Adrià? Siamo a Barcellona, città dove lo chef pluripremiato ha pensato di aprire un tapas bar e affidarlo al fratello Albert. Locale senza troppe pretese, piatti degni di uno stellato e lista di vini solamente spagnoli. Aprite il menù e vi colpisce la selezione di ostriche che lo chef fa produrre in maniera esclusiva per i suoi ristoranti, i tre sommelier a vostra disposizione saranno ben lieti di sconsigliarvi un classico Champagne francese e di riportarvi sulla retta via con un Cava, lo spumante metodo classico prodotto nella zona di Penedes, in Catalogna. Riesce a trovare qui la collocazione ideale tra i terreni calcarei e il clima mediterraneo della costa. Strutturato, complesso e fresco, deve il suo nome alle gallerie sotterranee scavate nel gesso dove matura a temperatura ed umidità costanti. La persistenza di sapori agrumati si sposa benissimo con le ostriche. Hanno convinto anche voi?

Abbandoniamo l’essenza stellata del viaggio e concludiamo il tour con un aperitivo in una classica bodega dove tra tapas, risate e nuovi amici, potremo sorseggiare un calice di Albariño, secco e leggermente frizzante, come il Pinot Grigio, per sdrammatizzare quel piatto di calamari fritti che risulterebbe un po’ pesante se gustato da solo. Se poi il vostro vicino di bancone vuole farvi assaggiare una polpetta di pesce, offritegli un Verdejo fresco, molto simile al Sauvignon Blanc, ottimo con il pesce e perfetto per fare amicizia!

La top 5 dei migliori vini per l’aperitivo d’estate

Vi ricordate la super hit di Jovanotti di qualche anno fa? Faceva “L’estate addosso come un vestito rosso, la musica che soffia via da un bar…” Noi vi proponiamo un remix in stile Biancovino: “L’estate addosso con un calice di rosso, l’aperitivo buono come al bar…”

No, non abbiamo intenzione di darci alla musica, parleremo sempre della nostra passione numero uno: il vino! Scopriamo insieme i 5 vini più indicati per un aperitivo estivo da godersi in compagnia.

5 vini da aperitivo: le origini di una tradizione amata in tutto il mondo

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ph. credits Veditalia

L’aperitivo all’Italiana è conosciuto e apprezzato in tutto il mondo: si sa, il nostro amore per la tavola e il buon vino supera tutti i confini e colpisce al cuore! Ma com’è nata questa tradizione di cui siamo tanto orgogliosi?
“Aperitivus”, dal latino, significa proprio “che apre” ovvero che stimola la fame aprendo lo stomaco: infatti questa tradizione millenaria si svolge solitamente a partire dalle 18:00 e si conclude all’ora di cena.

Ben diversa è la tradizione spagnola delle Tapas, che non ha orario fisso e compare per la prima volta nell’Ottocento. I locandieri usavano “tappare” le caraffe di vino con una fetta di pane e prosciutto per evitare che vi entrassero moscerini e polvere. Questa usanza si è poi rivelata geniale anche per arginare gli effetti dell’alta gradazione alcolica di alcuni vini spagnoli: gli oste preferivano non far bere a stomaco vuoto gli avventori e così, grazie a uno spuntino, evitavano di innescare risse pericolose.

Approdando ai giorni nostri, invece, indovinate dove nasce la tradizione dell’ “happy hour” come lo intendiamo noi. No, non in un paese anglofono (nonostante i nostri amici inglesi siano il top nel trovare espressioni veloci per concetti complessi) ma siamo di nuovo in Italia! Nella Torino del 1876, Antonio Benedetto Carpano inventa un cocktail a base di Vermouth da gustare prima di cena ed è subito amore: tutto lo Stivale da quel momento in poi non rinuncia a qualche ora di svago prima di cena, per vedere gli amici e rilassarsi in compagnia.

5 vini da aperitivo: le caratteristiche da ricercare per un brindisi top

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ph. credits Feudi di Guagnano

Quando si parla di aperitivo spesso pensiamo a un drink, di recente però la tendenza si è invertita: un buon calice di vino sembra essere la scelta giusta per accompagnare queste ore piacevoli. Ovviamente, ci sono caratteristiche precise per un vino da happy hour.

La prima è la freschezza: non è indicato appesantire il palato con sapori troppo decisi prima di affrontare un vero e proprio pasto. Ecco perché le bollicine spesso sono l’ideale per un aperitivo con i fiocchi, ma lo vedremo meglio fra poco.

Un’altra caratteristica fondamentale per i vini da aperitivo è la facilità di beva che non è affatto sinonimo di scarsa qualità. In correlazione con il concetto di freschezza, questo termine indica vini poco maturi e letteralmente “pronti da bere” senza dover aspettare ulteriori affinamenti.

Infine, un’altra caratteristica essenziale dei vini da “Ape” (come lo chiamerebbero a Milano) è lo scarso tasso di alcolicità. Questo tratto tipico dei vini da happy hour ha una spiegazione molto pratica: nessun estimatore di vino ha voglia di sentire girare la testa prima ancora di cena, precludendosi così il gusto di un buon pasto o di altri calici eccellenti. Ecco perché i vini poco maturi tendono ad essere i protagonisti durante questo “rito all’italiana”: non sono mai eccessivamente alcolici.

5 vini da aperitivo: sei un tipo da rosso, da bianco o da rosé?

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ph. credits Viaggiamo

Il Prosecco è il vero sovrano dell’aperitivo all’italiana: fresco e frizzante, si lascia gustare bene anche quando è accompagnato da stuzzichini di tutti i tipi. Un TrentoDoc o un Franciacorta sono la scelta ideale per gli amanti del genere. Se apprezzate il bianco ma non le bollicine, potete sempre optare per uno Chardonnay dai piacevoli aromi fruttati (ideale per un aperitivo estivo all’aperto), oppure per un profumato Gewurtztraminer.

Se invece il vostro motto è “rosso passione”, un Bardolino o un Barbera sono l’ideale: giovani e di medio corpo, accompagnano perfettamente le tartine più saporite. Per i fan dello gnocco fritto accompagnato ai salumi (ah, che meraviglia gli aperitivi emiliani!) non può mancare un bel Lambrusco.

Infine, se amate i rosé e il loro colore così sfizioso, potete scegliere un rosato Primitivo: ben strutturato ma comunque fresco e piacevole. I vini rosati sono il giusto compromesso fra “il mare e i monti”: si adattano perfettamente a carni bianche, formaggi medio-stagionati, pesce e addirittura salumi. Insomma, un jolly da tenere sempre in fresco per ogni evenienza!

Vi abbiamo dato una piccola panoramica sui vini da scegliere per un aperitivo con i fiocchi: qualunque siano i vostri gusti, per un happy hour “di stile” la qualità deve sempre essere al primo posto. Per tutti gli amanti del buon vino, quindi, noi di Biancovino auguriamo un brindisi fresco e d’eccellenza all’estate.

Vino e cibo messicano: abbinamenti da fiesta in tavola

Notizia dell’ultima ora: pare che in accompagnamento al cibo messicano non sia più obbligatorio bere birra Corona!

Scherzi a parte, quante volte lo avete fatto? Certo sì, con la birra, che è la bevanda più bevuta in Messico, si va sul sicuro, ma ogni tanto è bello anche cambiare, no? A tal proposito, noi vi proponiamo alcuni dei piatti tipici del Messico in abbinamento al vino!

Vino e Ceviche: freschezza tra calice e piatto

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Ph. credits IlGiornaleDelCibo

L’estate è nel suo momento clou e chi in questo periodo adora mangiare cibi freschi e leggeri non può rinunciare ad un ottimo Ceviche, un’insalata di pesce molto popolare in Messico, soprattutto nelle case dei pescatori. Questo piatto viene preparato facendo marinare nel lime il pesce crudo come gamberi, polipo, spigole, trote, capesante, orate o branzini, al quale poi viene aggiunto jalapeño (o habanero per i più temerari), pomodoro, cipolla, avocado e coriandolo e servito in genere con la tostada di mais, una tortilla croccante cotta alla piastra. Già vi immaginiamo su un terrazzo vista mare, mentre assaporate il vostro ceviche e sorseggiate un calice di Sauvignon Blanc bello fresco. È infatti questo il vino che vi consigliamo di abbinare. Che sia francese, italiano o australiano poco importa, il mix di frutta esotica e sentori erbacei e vegetali insieme alle sue morbidezza, freschezza e persistenza lo rendono inconfondibile oltre che abbinamento perfetto per crudi di pesce o piatti piccanti (o tutti e due insieme).

Vino e Enchilada e Quesadilla: il sapore del Messico

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Ph. credits CookingClassy

Uno degli alimenti simbolo della cucina latina è la tortilla, una sfoglia rotonda a base di farina di mais che viene utilizzata per la preparazione dei principali piatti messicani. Tra questi, re e regina dello street food locale, troviamo l’enchilada e la quesadilla. Entrambe sono tortillas ma la prima ripiena in genere di carne, formaggio, verdure e fagioli, viene arrotolata su se stessa e condita con salsa chili, la seconda invece viene piegata a metà e farcita con formaggio filante. Il nostro consiglio è quello di abbinare vini dall’aroma fruttato, morbidi e abbastanza alcolici da poter reggere la complessità del piatto come un Syrah o Merlot provenienti dalle calde terre siciliane.

Vino e Guacamole per un aperitivo esotico

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Ph. credits Bofrost

Ereditato dagli Aztechi, il guacamole è la salsa messicana diventata un successo anche in Europa per la sua bontà e per la semplicità di esecuzione. L’ingrediente principale è l’avocado, al quale vengono aggiunti pomodori, cipolla, aglio, cumino, coriandolo, jalapeño, sale, pepe e lime. Il risultato è una gustosissima salsa, accompagnamento ideale di nachos croccanti o di deliziosi tacos di marisco (pesce) o di pollo, da gustare magari in abbinamento ad una bollicina rosé. Se volete potete dilettarvi nella preparazione della salsa, ma per il vino meglio affidarsi alla maestria dei cugini francesi, che in Provenza producono rosati a base di Cabernet Sauvignon, Cinsault, Grenache noir, e altre varietà autoctone ottenendo come risultato dei vini dalla tonalità rosa pallido, con profumi tipici della macchia mediterranea e una sapidità in grado di esaltare al meglio la pastosità di questo frutto afrodisiaco.

Non resta che mettersi a tavola e godersi questo viaggio culinario!

Vino e Insalata, abbinamenti healthy

Arriva l’estate e con lei la voglia di mangiare qualcosa di sano e fresco, come ad esempio una sfiziosa insalata.Ma come possiamo abbinare questa pietanza al nostro amato vino?Solitamente quando pensiamo a un abbinamento cibo-vino la nostra mente viaggia verso abbinamenti classici con salumi, formaggi, primi piatti e pietanze di carne e pesce, senza mai pensare ad abbinare a un bel calice le insalate, le quali a seconda della loro composizione possono essere non solo dei piatti unici, leggeri, sfiziosi e nutrienti ma anche delle comode e veloci alternative sane e fresche.


Ph. Credits: Let it wine

I vini migliori per questo abbinamento variano a seconda della composizione dell’insalata e dei condimenti usati, per tanto non è possibile sceglierne una sola tipologia precisa. Sicuramente andranno privilegiati dei vini privi di tannino (salvo eccezione per qualche rosato) e in alcuni casi giovani, secchi e fruttati o dei bianchi da vendemmia tardiva, morbidi per contrastare le componenti del piatto stesso. Vediamo insieme le basi per creare degli abbinamenti corretti con tre esempi di insalate “celebri” create da Chef Stellati Italiani.

L’Insalata 21 31 41 dello Chef Enrico Crippa

Ph. credits: Pinterest

Iniziamo con l’insalata dello Chef Enrico Crippa, piatto conosciutissimo del ristorante Piazza Duomo situato ad Alba, in Piemonte. Viene chiamata “L’insalata 21 31 41”, composta da germogli, fiori e foglie e condita con olio alle erbe, aceto al barolo, sesamo bianco, sesamo nero , alghe nori, tonno essiccato a scaglie, zenzero candito, bambù cotto e cialda di amaranto. Un insieme di sapori differenti e contrastanti tra sapidità, acidità e note amaricanti che si sposano bene con un vino da uve a vendemmia tardiva come ad esempio un Vermentino di Gallura o un Trebbiano di Soave in quanto con la vendemmia tardiva conferisce maggiore struttura e tenore alcolico al vino rendendolo più morbido e di corpo, perfetto da abbinare a un’insalata di questo tipo composta da più erbe e aromi differenti.

L’Insalata dello Chef Andrea Berton

Ph. credits: Reporter Gourmet

Proseguiamo con una delle insalate di Andrea Berton, Chef del ristorante “Berton” a Milano, composta da: pollo, lattuga, maionese alle erbe, cialde di Grana Padano, spinacini, maionese alla senape e aglio nero. Una sorta di rivisitazione della Cesar Salad con delle aggiunte moderne da parte dello Chef. Leggera e bilanciata, è ottima da abbinare a un vino bianco, giovane e fresco come una Ribolla Gialla che con il suo profilo organolettico può accompagnare ed esaltare la freschezza del piatto alla perfezione o a un rosato da uve Nerello Mascalese in quanto la freschezza e la leggera tannicità insieme al profilo olfattivo gustativo donano eleganza e bilanciamento al piatto in cui troviamo elementi semplici ma con sapori decisi.

L’insalata del Maestro Gualtiero Marchesi

Ph. credits: la luna sul cucchiaio

Terminiamo questa serie di abbinamenti con un’insalata del grande Maestro Gualtiero Marchesi, composta da capesante, zenzero, pepe rosa, scarola riccia e cerfoglio condita con una semplice emulsione di olio, succo di limone, pepe e sale. Piatto “semplice” ma ricercato, composto da pochi elementi da di grande ricercatezza,simbolo della cucina di Marchesi e piacevole da abbinare a uno Chardonnay o a un Sauvignon, entrambi vitigni a bacca bianca internazionali, che danno vita a vini eleganti, equilibrati, leggeri e secchi perfetti per accompagnare un piatto così apparentemente semplice ma cosi attentamente studiato smorzando in particolare la presenza dello zenzero.