Sound Sommelier: in degustazione musica da bere

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Vi è mai capitato di vivere il momento perfetto?
Quando in radio passa una canzone, che sembra essere scritta apposta per il calice di vino che state degustando e allora con gli occhi chiusi iniziate ad ondeggiare e a godere. Avete la sensazione che tutto, intorno a voi sia proprio come doveva essere. Perfetto.

Beh, questa sensazione non è il frutto dell’alcol che inizia a circolare nel vostro organismo, ma è il risultato dell’accostamento tra vino e musica che consente di raggiungere vette alte di piacevolezza e di completezza multisensoriale.

C’è addirittura chi, come Paolo Scarpellini, di questo ne ha fatto un vero e proprio mestiere e noi di Biancovino lo abbiamo intervistato per saperne di più sull’affascinante lavoro del Sound Sommelier.

Quando nasce l’idea

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Ph. credits Douglas Lopez su Unsplash

Mettete una degustazione in una nota casa vinicola californiana, accompagnata da sola musica rock. Mettete la genialità di un appassionato di vino e di musica italiano, che quasi per gioco inizia ad abbinare bottiglie e canzoni. Infine mettete la scoperta di alcuni studi sulle neuroscienze applicate all’ascolto di musica durante l’assaggio di vino e avrete la nascita del Sound Sommelier.

Esatto, perché mentre sorseggiava calici di bollicine, bianchi, rosati e rossi, a suon di rock in terre americane, Scarpellini si è detto “non male questa idea della musica, ma perché non hanno pensato di abbinare un certo genere o una certa canzone a quel determinato vino, e così pure per gli altri?”. Da lì è nata l’idea di perfezionare l’abbinamento accostando ad ogni vino un diverso sound. Così al rientro in Italia, forte dell’entusiasmo di alcuni produttori viticoli appassionati di buona musica, venuti a conoscenza del progetto, inizia a studiare e a sperimentare. Il risultato? La nascita di un nuovo professionista che abbina in modo scientifico la musica al vino.

Chi è e cosa fa il Sound Sommelier

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Ph. credits Brett Jordan su Unsplash

Il Sound Sommelier è un esperto professionista di vino come di musica, convinto che il vino si possa benissimo pensare come musica da bere. E che la musica si possa benissimo immaginare come vino da ascoltare. Nella pratica, il suo lavoro ricalca quello del sommelier tradizionale. Se questo professionista studia il miglior abbinamento possibile tra un  vino e un piatto, il Sound Sommelier ricerca il miglior abbinamento possibile fra una bottiglia e una composizione musicale.

Per l’abbinamento si parte dal vino, o meglio dalle sue caratteristiche naturali, organolettiche e sensoriali, proprio come se si dovesse pensare a un piatto. Come? Conoscendo prima di tutto territorio, tipicità, vitigno/blend, invecchiamento, gradazione alcolica, corpo, acidità, produttore; quindi, procedendo al tradizionale esame visivo, olfattivo e gustativo.  Identificati tutti questi componenti, il Sound Sommelier ricerca nel proprio database sonoro il tipo di musica  a 360°(classica, operistica, jazz, pop, folk, rock, soul, R’n’B, reggae, etnica, elettronica, cantautorale, italiana, straniera ecc.), di ogni epoca o provenienza, vocale o strumentale, senza contare tipicità, anzianità, ritmo, struttura, strumentazione, vocalità o tessitura che si possano accostare nel migliore dei modi al vino prescelto” ci racconta Scarpellini.

Il metodo scientifico

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Ph. credits Rafael Leão su Unsplash

Come avrete inteso l’accostamento sensoriale vino-musica è il frutto di numerosi studi di neuroscienze documentati da ricerche e pubblicazioni scientifiche. Il piacere derivante da questa degustazione musicale pone le basi nel concetto di “sinestesia”, un fenomeno sensoriale/percettivo che indica una “contaminazione” dei sensi nella percezione. In sostanza vino e musica insieme, alla pari di vino e cibo, fanno scattare nel nostro lobo frontale le medesime emozioni di piacere.

Con l’aiuto infatti del senso dell’udito, è possibile esaltare al meglio ogni singola sensazione al naso o in bocca, in modo da creare nel nostro sistema limbico un’immagine sensoriale più viva, ampia e approfondita rispetto alle consuete degustazioni nel silenzio. La musica infatti recluta i medesimi circuiti neurali del piacere connessi con gli stimoli biologicamente rilevanti, in arrivo ad esempio da cibo o vino.

Abbinamento vino-musica: parola del Sound Sommelier

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Ph. credits Paolo Scarpellini

Ammettetelo, avete già aperto Spotify alla ricerca della canzone perfetta da abbinare al vino che stapperete per cena?

Scarpellini, sulla base delle sue esperienze ci suggerisce che “in genere i rossi corposi e invecchiati “suonano” bene insieme a certi pieni orchestrali, i bianchi fermi vengono esaltati da ritmi soft e strumentazioni minimali, i rosati si sposano felicemente con una voce e una chitarra femminile, gli spumanti gradiscono ritmi allegri o ballabili eseguiti da trombe e xilofoni. Scendendo nel particolare, di solito al Cabernet piace il rock, ai Pinot le melodie romantiche, al Riesling i ritornelli allegri e ballabili.

Ma se non volete assolutamente sbagliare ecco un esempio di abbinamento fatto dall’esperto.
Sauvignon Blanc 2013 Cloudy Bay abbinato a Buzzcut Season (Lorde): Neozelandese la giovane cantautrice, idem il Sauvignon Blanc 2013 firmato Cloudy Bay. In apertura, il saltellante ritmo di tastiera fa il paio col giallo paglierino dai riflessi verdognoli del vino. Il sobrio e fresco attacco vocale incita l’inebriamento aromatico di mango, pompelmo e frutto della passione insieme a ginestra e sambuco, poi gli sparuti interventi di batteria aggiungono agrumi e peperone. A seguire, il delicato ritornello e il coretto femminile supportano egregiamente consistenza e acidità del Sauvignon, con la repentina chiusura del brano a regalarci un veloce retrogusto speziato.

Altri abbinamenti come questo potrete trovarli sulla pagina instagram ufficiale di Scarpellini o sulla rubrica che scrive per Civiltà del Bere. Volete maggiori informazioni? Consultate il suo sito internet.

Cheers!

 

Autunno in tavola: abbinamenti di stagione

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Le giornate si sono accorciate e il foliage, come ogni anno, lascia tutti senza parole. La bellezza dell’autunno è fuori, nella natura, ma anche a tavola. E’ una stagione ricca e piena di gusto: l’autunno ci offre prodotti con un sapore molto intenso e super versatili. Non resta che scoprire quali sono gli abbinamenti perfetti della stagione.

Autunno in tavola, tra funghi e vino

Ph. Credits Pinterest

Uno dei primi protagonisti in tavola è sicuramente il fungo. Il periodo della raccolta varia in base alla tipologia, e camminare per i boschi con il profumo della vegetazione nell’aria e le foglie che scricchiolano a ogni passo è un’esperienza indimenticabile. I funghi sono ricchi di proprietà nutritive e versatili: risotti o zuppe, con la polenta, semplicemente crudi nelle insalate o trifolati come contorno. Sono abbinabili sia a un bianco fresco che a un rosso di scarsa tannicità. Un Greco di Tufo e un Montepulciano d’Abruzzo sono entrambi vini strutturati con una beva fruttata e speziata che non invade il sapore deciso del micete.

Il fungo più prelibato tutti sappiamo sia il tartufo. Per non sbagliare abbinamento dobbiamo prendere in considerazione una cosa importante. Non dobbiamo scegliere un vino che copra l’aroma, perché il bello del tartufo è proprio la persistenza in bocca! Quindi dobbiamo optare per un vino che evidenzia questa caratteristica. Una bollicina di Metodo Classico dai lunghi affinamenti, come un sapido Oltrepò Pavese Metodo Classico DOCG potrebbe sposarsi con eleganza alle sfumature aromatiche del tartufo.

Autunno in tavola, zucca e vino

Ph. Credits Pinterest

Un altro ortaggio caratteristico di questo periodo è la zucca. E’ ricca di antiossidanti e pochissime calorie e si presta a un ricco ventaglio di ricette. Il sapore è dolce e con formaggi importanti come il gorgonzola l’unione è sempre azzeccata. Nei maltagliati zucca e gorgonzola per esempio, troviamo la dolcezza della crema di zucca che incontra le note piccanti del formaggio. Un vino che faccia risaltare tutti questi i profumi e sapori potrebbe essere un bianco con spiccata acidità, che abbia una buona struttura richiesta dalla dolcezza della zucca e dalla nota grassa del formaggio. Un vino secco e leggero come lo Chardonnay dei Colli Bolognesi.

Autunno in tavola con vino e castagne

Ph. Credits Pinterest

La terra in questo periodo ci regala un altro prezioso frutto: le castagne. In quelle serate a chiacchierare riscaldati dalla legna che arde e le castagne che cuociono sul fuoco, non manca proprio niente. Ah sì, solo il vino giusto ad accompagnarle. Sgusciare le caldarroste ancora calde è un momento di convivialità davvero piacevole e diventa perfetto in presenza del vin brûlé. Non è altro che vino novello fatto bollire con cannella zucchero e scorza di limone. Per i piatti invece a base di castagne, aprendo un vino poco strutturato di facile beva come un buon Lambrusco che con le sue caratteristiche e la sua allegria è sicuramente una soluzione ideale per equilibrare i sapori dolci della castagna.

Non è venuta anche a voi voglia di portare l’autunno a tavola?

Champagne e pollo fritto: un amore incompreso!

Eccoci a parlare di un match all’apparenza improbabile eppure bene assortito. Ma si sa che gli amori più intensi nascono proprio dall’incontro di caratteri opposti. E’ quello che succede quando l’eleganza e la leggerezza dello Champagne incontrano la corposità e croccantezza del pollo fritto. Per far scoccare la scintilla nella vostra bocca dovete provare questo connubio. Noi vi aiutiamo dicendovi dove ordinare i migliori fried chicken, come cucinarli in casa e a quali tipi di champagne abbinare il piatto. Seguite Cupido e non vene pentirete.

Bolle e piccante: una coppia perfetta

ph.credits nashvillelifestyle

“I cibi fritti hanno bisogno di bolle” è una citazione adatta a questa strana ma iconica accoppiata che Katie Morton, direttore del vino di Manhattan wine&fried afferma in un’intervista. Anche i migliori chef italiani sono concordi sul fatto che più ricco è il piatto e più acido deve esserci nel bicchiere. Lo chiamano un mix high-low in diverse parti del mondo, ovvero l’equilibrio che si raggiunge con l’abbinamento di sapori alti e bassi insieme, il che sembrerebbe anche una metafora della vita e delle relazioni d’amore. Champagne pollo fritto si completano a vicenda lasciando comunque trapelare la loro individualità. Le spezie guidate dall’acidità naturale dello champagne giocano molto bene con il grasso del pollo e amplificano gli effetti croccanti della pelle e del rivestimento. Non resta che provare!

Pollo fritto: come cucinarlo

ph. credits cookist

Sapevate che furono gli Scozzesi i primi europei a friggere il pollo in grasso? Nel frattempo, un certo numero di popolazioni dell’Africa occidentale lo cucinava friggendolo in olio di palma o di cocco. Le tecniche di frittura scozzese e le tecniche di stagionatura dell’Africa occidentale furono combinate negli anni dando vita a quello che oggi è uno dei piatti più consumati nell’America del sud e negli USA. Negli Stati Uniti un ristorante che vendeva cibo povero lungo la strada tra il Kentucky e la Florida, decise di vendere il suo pollo fritto negli altri ristoranti. Proprio da qui prese nome il KFC (Kentucky Fried Chicken).

E se si volesse sperimentare in casa questa semplice ricetta? Il segreto è il latticello, un derivato dalla produzione del burro, che rende la carne tenera e saporita. Gli ingredienti da utilizzare sono: ali e cosce di pollo, farina, paprika, aglio, olio di semi (o di oliva) e sale. Si inizia facendo marinare il pollo con un po’ di limone e mischiando farina, paprika e aglio insieme, per i più temerari anche peperoncino, si cosparge il pollo di latticello e poi si adagia nella farina aromatizzata. Lo step successivo è la frittura in un recipiente abbastanza profondo, et voilà! Il piatto è pronto, adesso tocca riempire il calice.

Pollo fritto: dove ordinarlo

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Ph. creits thespruceeats

Dagli States fino a Milano! Cucinare non piace a tutti ma mangiare sicuramente si. Quali sono i posti perfetti dove ordinare un buon pollo fritto a domicilio? Partiamo da Polleria Milano 2.0, situata in zona sud, vicino all’università Bocconi, un piccolo posto molto in voga per questo tipo di piatto, da accompagnare con contorno di patate o verdure! Un altro prezioso punto dove ordinare è sempre a sud della città lombarda ma verso i Navigli e si chiama CIK fried cicken,maggiormente ispirato al classico finger food americano, dove è possibile anche assaggiare il panino e non solo alette o cosce. Spostandoci verso il centro, per gli abitanti delle zone più movimentate e fervide, il luogo da tenere sott’occhio è Corey’s Soul Chicken, ispirato direttamente alla ricetta Kentucky e terminando il tour verso nord, abbiamo ABC che sta per All’bout chicken, dove viale Monza è on per ricevere gli ordini e deliziarvi al suono del campanello. Consegna in arrivo per stappare la bottiglia!

Champagne da abbinare

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Su quali bottiglie di champagne bisognerebbe puntare per assicurarsi il miglior risultato? Se il budget è alto e ci si può concedere il lusso di un Maison Mumm Blanc de Noirs perché non farlo? Si parla di champagne ‘brut‘ che sfoggia un colore intenso, con un aspetto dorato, quasi ramato ed evoca note di frutta secca. E’ vinoso, potente e strutturato. In bocca si combina bene con i sapori più forti del pollo, smorzando la potenza della frittura e bilanciando il gusto intenso del pollo speziato. Se invece il budget scende, un classico Piper-Heidsieck Champagne Brut: lo champagne di Marilyn Monroe! Espressivo e immediato, con delicate sfumature di erbe aromatiche dove Pinot Noir, Pinot Meunier e Chardonnay si riassumono in un unico sorso. Si caratterizza per la grande freschezza, più che necessaria e apprezzata se a tavola abbiamo un piatto non proprio light. Ultimo consiglio, aumentando l’acidità e buttandoci sull’extra brut: Philippe Gonet Blanc de Blancs Extra Brut 3210. Più pallido alla vista e con un retrogusto di finocchio, adatto per un maggior contrasto. 

Dovete solo scegliere il vostro champagne, il piatto è una certezza!