Dalla bottiglia al bicchiere: le regole per la degustazione perfetta

La cena a sorpresa per il vostro partner che stavate programmando da tempo si sta avvicinando.

Dopo nottate intere passate a guardare puntate di Masterchef, che ancora vi sognate le pacche sulle spalle di Antonino Cannavacciuolo, il menù è deciso.
Il servizio di posate d’argento è stato lucidato, la tovaglia perfettamente stirata: davanti alla perfezione della vostra mise en place anche Csaba della Zorza non potrebbe fare altro che complimentarsi.

È tutto pronto, o quasi. Il vino, manca il vino.

“Come sceglierlo? Come conservarlo prima di berlo? Come servirlo?”
Sentite già l’ansia del fallimento pervadervi le budella? Tranquilli, niente panico, vi aiutiamo noi!

L’etichetta

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Scegliere un vino non è sempre impresa facile. Spesso vi capita di trovarvi davanti a scaffali colmi di bottiglie di vino proveniente da ogni dove, e voi siete li, con lo sguardo perso e la consapevolezza che la scelta sarà ardua. Sicuramente il vostro primo impulso sarà quello di optare per la bottiglia con l’etichetta più bella e accattivante, ma noi vi consigliamo invece di leggerla quell’etichetta: come una carta di identità saprà aiutarvi nella scelta del vino giusto per voi. Oltre al grado alcolico, al produttore e all’indicazione della denominazione cercate le diciture relative a vitigno, annata, caratteristiche organolettiche, abbinamenti, temperatura di servizio: queste informazioni sapranno fornirvi un quadro più o meno esaustivo del prodotto che avete tra le mani.

La conservazione

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Vi siete fatti prendere la mano e avete acquistato più bottiglie di vino di quelle che riuscirete a bere in una serata? Bene, è sempre una buona idea avere una scorta di vino in casa, ma occhio alla conservazione! Il vino è un prodotto delicato, ha bisogno di un ambiente ideale per preservare le sue caratteristiche organolettiche al meglio. Se siete sprovvisti di una cantinetta refrigerata, vi consigliamo di conservare le vostre bottiglie in un luogo fresco e buio, evitando sbalzi di temperatura, e in posizione orizzontale, in modo che il tappo sia sempre a contatto con il vino. Questo eviterà che il sughero si secchi e faccia penetrare l’ossigeno che inevitabilmente innescherà fenomeni ossidativi. Quando deciderete di berlo però ricordatevi di portarlo alla giusta temperatura!

Il servizio

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Affinché un vino possa essere apprezzato a pieno, non basta solo che questo sia buono, ma è fondamentale anche servirlo nel modo corretto. Fate attenzione alla temperatura di servizio: 6-8 °C per gli spumanti, 8-12 °C per i bianchi, 10-14 °C per i rosati e 16-20 °C per rossi, sono in linea generale le temperature da tenere a mente. Ricordatevi anche che esiste un momento giusto per l’apertura della bottiglia: spumanti, bianchi, rosati e rossi giovani vanno stappati al momento del servizio, mentre i rossi più invecchiati vanno aperti prima e versati in un decanter per favorirne l’ossigenazione. Ogni vino andrebbe poi versato nel calice più adatto ad esaltarne le caratteristiche olfattive: le flutes, prediligendo magari quelle con la pancia più larga, per gli spumanti, calici di media larghezza per bianchi, rosati e rossi giovani, mentre per i rossi più strutturati e corposi optate per i baloon.

L’assaggio

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Arrivati a questo punto potrete finalmente godervi il vostro meritato calice di vino. Ma sapete come si degusta un vino per valutarne la qualità? Partite da un’analisi visiva valutando la limpidezza e il colore del vino: questi, a seconda della tipologia, vi daranno un’idea sullo “stato di salute” e sulla maturità del prodotto. Soffermatevi poi sulla complessità aromatica del vino, cercando di identificare la classe di composti odorosi maggiormente presente: note floreali e di frutta fresca caratterizzano vini più giovani, frutta matura, candita o sotto spirito sarà comune nei vini più maturi, mentre note speziate e tostate saranno proprie di quei vini da affinamento in legno. Infine solo l’analisi gustativa saprà dirvi se vi è equilibrio tra le componenti che esprimono la durezza e la morbidezza del vino: è importante che alcol, zuccheri, acidità, tannini, sostanze minerali siano ben bilanciati, affinché ogni sorso vi faccia desiderare che non sia l’ultimo!

Adesso ne sapete abbastanza per affrontare una cena anche con il partner più esigente!

La Sicilia nel cuore di Milano

Grazie alla mia cara amica K. per questo prezioso contributo.  

Venerdì 29 Maggio 2015, è arrivata a Milano una calda ventata di brezza marina e quel tipico profumo di sole riverberato dalla terra di Sicilia. L’Oratorio della Passione della Basilica di Sant’Ambrogio, il Wine Garden nel cuore di Milano in occasione di EXPO, è stato teatro di una degustazione di inizio estate che ci ha portati dritti nel cuore della Valle del Belice fino a Selinunte dove si estendono i vigneti delle tenute Orestiadi, un progetto di valorizzazione del tesoro della regione e un omaggio ai miti antichi di Eschilo.

Tenute Orestiadi

Alessandro Parisi, responsabile marketing delle tenute, ci ha accompagnato alla scoperta di cinque vini che raccontano la Sicilia nelle gradazioni di colore, l’intensità dei profumi e la durezza di sapori.

Il viaggio ha avuto inizio con il Grillo, un vino dalle note floreali e sentori di frutta fresca. Ad occhi chiusi, il fresco oratorio affrescato si è trasformato in un caldo viottolo di campagna immerso tra gelsomini in fiore e agrumi.

Ancora un bianco ad accompagnarci per il secondo assaggio: il Catarratto, un nome vibrante ed espressivo per un vino intenso. Una magica sorpresa per le mie papille il suo forte retrogusto di mandorla.

Gibellina, luogo in cui si trova l’azienda, è una città con un passato recente segnato dalla distruzione del terremoto e una difficile ricostruzione che ha snaturato l’anima del paese. Quest’anima la si trova ancora intatta nel Nero d’Avola, un vino dal profumo complesso come quello delle terre in cui viene prodotto. Rosso rubino con riflessi granata, è un vino con note di frutti di bosco e spezie, lungo e persistente.

Il viaggio è proseguito, poi, con le note speziate, pepate e dal sentore di amarena del Syrah, un vitigno internazionale che la luce, il calore e la terra di Sicilia enfatizzano al massimo. Un calice di Syrah in accompagnamento a un piatto di bucatini ai broccoli con uva passa e ricotta salata ed è subito sogno d’una cena di mezza estate tra i colli del Belice.

Degustazione Orestiadi

A chiudere la magia della brezza di Sicilia su piazza Sant’Ambrogio, un Merlot. Un vino rotondo e tannico caratterizzato da aromi di viola e ribes nero con note di liquirizia e pepe nero.

Una degustazione in orario aperitivo nel centro storico di Milano, ma soprattutto un viaggio nella Sicilia Occidentale e un sogno ad occhi aperti, narici divaricate e papille attivate.

Un consiglio spassionato? Il #Catarratto è assolutamente da provare per l’esplosione di mandorla che vi travolgerà, letteramente.

© Photo Credits: Nunzia Mazzella

Tenute Paese: un ritorno alle origini

Tutto comincia dalla volontà di affermare il valore di un nome, decidendo di legarlo indissolubilmente al mondo dei vini. Un ritorno alla terra che sa tanto di ritorno alle origini: è la storia dell’azienda agricola della famiglia Paese che si è radicata in una regione divisa tra mare e montagna, un territorio che racchiude un microclima e una biodiversità davvero complessi e, per questo motivo, unici. E’ in Calabria che ci troviamo, proprio dove gli antichi Greci scoprirono delle terre dalla forte vocazione per la viticoltura. L’azienda agricola sorge, infatti, sulle colline di Donnici Inferiore (Cosenza), località rinomata per la bontà dell’acqua, il clima e il buon vino D.O.C.

Come mi racconta Andrea Paese, molti giovani italiani ritornano oggi alla terra e ai lavori più umili, sfidando la crisi dei mercati e tutte le difficoltà che nascono per chi vuole davvero fare impresa. Poco meno che trentenne, lui ha dovuto scegliere tra partire per l’estero o restare in Italia, cercando di cambiare le cose e lottando per la sua terra natia. Oggi produce degli ottimi vini di alta qualità che molti italiani, e ancor più gli stranieri, apprezzano. Una storia di successo che può e deve essere di esempio per tutti quei giovani che decidono di restare e di costruire qualcosa di buono con le proprie mani.

tenute paese

Le Tenute Paese hanno una lunga storia da raccontare, una storia ricca di tradizione e innovazione allo stesso tempo. Quindici ettari di vigneto, all’interno dei quali si può trovare una buona varietà di vitigni autoctoni (Magliocco, Pecorello, Malvasia, Greco, etc.), vitigni nazionali (Montepulciano d’Abruzzo, Sangiovese, etc.) e vitigni internazionali (Cabernet Sauvignon).

Tutti rispecchiano la grande passione per la terra e tutti danno vita a vini dalla forte personalità, che esprimono la forza del luogo e che nascono da una natura incontaminata vocata a vini di estrema eccellenza.

Insomma, la perfetta espressione del connubio UOMO-NATURA.

Per saperne di più e scoprire i prodotti dell’azienda:
http://www.tenutepaese.it/

Alla scoperta dei vitigni: l’ansonica

Il vitigno del mare, di Elena Citton.

Calici vino bianco

Il termine Ansonica (Ansoria), derivante probabilmente dal francese “sorie”, che significa fulvo, color oro, è utilizzato sul continente ma anche in Sicilia per definire il vitigno Inzolia. Stiamo parlando di un vitigno bianco italiano che ha origini meridionali ma è diffuso anche in altre regioni italiane come le zone costiere della Toscana, in particolare a Pisa, Livorno e Grosseto.

Il grappolo è di grosse dimensioni ma con acini piuttosto radi. La vendemmia avviene attorno ai primi quindici giorni di settembre. Probabilmente si tratta del più antico vitigno autoctono siciliano.

Questa varietà di uva ha dimostrato di essere adatta al clima mediterraneo, soprattutto nelle isole dell’Arcipelago Toscano, come l’Isola d’Elba e l’Isola del Giglio e in generale in tutta la penisola dell’Argentario. Le ragioni di una tale diffusione geografica sono da ricercare nelle stesse caratteristiche fisiologiche del vitigno: adattabile a diversi ambienti caldo-aridi dell’Italia centro-meridionale e nei terreni vulcanici posti al di sopra dei 300m s.l.m.

I climi caldi e molto ventilati, infatti, rappresentano gli habitat migliori per la coltivazione di questo vitigno a bacca bianca. Per sua natura, l’Ansonica dona vini di grande struttura, talvolta rustici e ricchi di carattere; i profumi sono solitamente intensi ed avvolgenti. Al gusto è generalmente fruttato con lievi sentori erbacei ed esprime una chiara freschezza con buon equilibrio.

Ecco, infine, una lista dei principali vini di qualità prodotti con questo vitigno:

– DOC Contea di Slafani
– DOC Contessa Entellina
– DOC Marsala
– DOC Menfi
– DOC Sambuca di Sicilia
– DOC Santa Margherita di Belice
– DOC Ansonica Costa dell’Argentario
– DOC Elba
– DOC Parrina

E come direbbe Sophia Loren: Accattatevillo! 

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