Alla scoperta dei vitigni: l’ansonica

Il vitigno del mare, di Elena Citton.

Calici vino bianco

Il termine Ansonica (Ansoria), derivante probabilmente dal francese “sorie”, che significa fulvo, color oro, è utilizzato sul continente ma anche in Sicilia per definire il vitigno Inzolia. Stiamo parlando di un vitigno bianco italiano che ha origini meridionali ma è diffuso anche in altre regioni italiane come le zone costiere della Toscana, in particolare a Pisa, Livorno e Grosseto.

Il grappolo è di grosse dimensioni ma con acini piuttosto radi. La vendemmia avviene attorno ai primi quindici giorni di settembre. Probabilmente si tratta del più antico vitigno autoctono siciliano.

Questa varietà di uva ha dimostrato di essere adatta al clima mediterraneo, soprattutto nelle isole dell’Arcipelago Toscano, come l’Isola d’Elba e l’Isola del Giglio e in generale in tutta la penisola dell’Argentario. Le ragioni di una tale diffusione geografica sono da ricercare nelle stesse caratteristiche fisiologiche del vitigno: adattabile a diversi ambienti caldo-aridi dell’Italia centro-meridionale e nei terreni vulcanici posti al di sopra dei 300m s.l.m.

I climi caldi e molto ventilati, infatti, rappresentano gli habitat migliori per la coltivazione di questo vitigno a bacca bianca. Per sua natura, l’Ansonica dona vini di grande struttura, talvolta rustici e ricchi di carattere; i profumi sono solitamente intensi ed avvolgenti. Al gusto è generalmente fruttato con lievi sentori erbacei ed esprime una chiara freschezza con buon equilibrio.

Ecco, infine, una lista dei principali vini di qualità prodotti con questo vitigno:

– DOC Contea di Slafani
– DOC Contessa Entellina
– DOC Marsala
– DOC Menfi
– DOC Sambuca di Sicilia
– DOC Santa Margherita di Belice
– DOC Ansonica Costa dell’Argentario
– DOC Elba
– DOC Parrina

E come direbbe Sophia Loren: Accattatevillo! 

– Leggi qui l’articolo originale –

Geografia dei vini siculi

Oggi scoprirai che i Cabernet Sauvignon prodotti in Sicilia sono meno comuni di molte altre qualità vinicole (ma comunque meritevoli) e che il Nerello Mascalese è un vitigno autoctono coltivato sui terreni vulcanici dell’area etnea. Tuttavia, quello che devi assolutamente sapere è che l’unico vino siciliano D.O.C.G. è il Cerasuolo di Vittoria, ottenuto con uve Frappato e Nero d’Avola.

Cerasuolo Vittoria

Ecco la SCHEDA TECNICA:

  • Colore: rosso ciliegia brillante
  • Odore: alcolico ma profumato
  • Sapore: asciutto, pieno, fragrante
  • Composizione: nero d’avola 50-70% / frappato 30-50%
  • Volumi: 13%
  • Prezzo: 7-15€ a bottiglia (online)
  • Zona di produzione: Sicilia sud-orientale (Ragusa, Caltanissetta)
  • Parere personale: BBBONO!

C’è da dire che i rossi siciliani sono sicuramente notevoli, ma la “Sicilia Bedda” è rinomata per i suoi bianchi.

I vitigni più comuni sono il Catarratto, il Grillo, l’Inzolia, il Carricante, lo Chardonnay, il Grecanico e il Corinto. La maggior parte dei vini siciliani ha prezzi abbordabili, ma ovviamente tutto dipende dall’annata o da particolari innesti utilizzati. Al ristorante, potrai pagare tra i 20 e i 30 euro per una bottiglia di discreta qualità, mentre per un vino da tavola ti basterà una banconota da 10€!

Dulcis in fundo? Ebbene si…

I vini da dessert in Sicilia sono spettacolari! Dico solo Marsala, Passito e Malvasia ed è subito magia!


**Info e Ispirazione da:  
Sicilia, Virginia Maxwell – Duncan Garwood, 2011**

Sicilia & Vino

E poi c’è Lei, con il suo patrimonio di vitigni autoctoni che mi fanno letteralmente impazzire. Dal Grillo al Catarratto, dall’Inzolia al Moscato, senza dimenticare il Malvasia, il nero d’Avola e il Frappato, a dimostrazione che la Sicilia è una terra da vino! Quando sorseggi, se chiudi gli occhi, puoi sentirne il calore del sole e il profumo dell’aria. Gli ultimi anni sono stati davvero significativi (in positivo) per i vini siciliani, che hanno preso piede ovunque nei mercati internazionali. Un territorio ideale forse, una biodiversità acuta e tanta passione dei viticoltori, ecco gli elementi alla base di questo successo.

I tempi sono, quindi, maturi per tornare a parlare “dell’isula cchiu bedda di tuttu lu Mediterraneu“.