Azienda Agricola Le Strette, tradizione e futuro

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Il fil rouge di questo viaggio in sette tappe della Vendemmia in Piemonte è stato la presenza di un legame familiare alla base, all’origine di ogni cantina che ci ha aperto le porte. Il vino e l’amore, in diverse forme, si mescolano per dare vita ad aziende orgoglio italiano. L’ultima “incursione” la facciamo all’Azienda Agricola Le Strette, nelle Langhe. Una cantina di famiglia, la storia di due fratelli e della passione per il vino ereditata dai genitori. In questa giovane realtà prende forma un progetto di recupero e valorizzazione del territorio che rivela tutto l’amore per la terra di Langhe e per un passato che va custodito e tramandato.

L’importanza delle radici

Ha 23 anni e la passione della giovane età, ma anche l’esperienza e le competenze di chi con pazienza e saggezza l’ha fatta crescere. L’Azienda Agricola Le Strette nasce a Novello, in una borgata da cui prende il nome, nel 1997. Siamo in Piemonte e più precisamente nel cuore delle Langhe, territorio ricco e prezioso. E proprio come uno scrigno, al di là di una via stretta, si apre la cantina e con lei tutto il paesaggio delle colline del Barolo. Oggi a guidare questa interessante e florida realtà sono due fratelli, Mauro e Savio Daniele. Ma l’amore e il legame per il territorio lo hanno ereditato dai genitori che hanno piantato le prime radici. Proprio sulle origini, sulla storia di questa terra si concentra da sempre l’attenzione della cantina. A dimostrarlo la valorizzazione dei vitigni piemontesi che connotano la storia di Novello: il Nebbiolo, la Barbera, il Dolcetto e la rara e antica Nas-cëtta.

Nas-cëtta, un progetto di rinascita

Per parlare di questo vitigno tanto caro alla cantina bisogna fermarsi sulla collina dei Pasinotti, luogo che parla di Nas-cëtta. Questo vitigno bianco insieme al Barolo Bergera-Pezzole ha tracciato la storia de Le Strette. I Pasinotti, a sud di Novello, custodiscono il vigneto più vecchio esistente della Nas-cëtta di Novello, a cui l’azienda si è dedicata per garantirne il recupero e la conservazione. Un percorso lungo e affrontato grazie al supporto di enti specializzati, come il CNR di Torino. Tra i primi passi compiuti all’interno di questo progetto la selezione di ceppi vecchi che meglio rappresentassero i caratteri della Nas-cëtta che sarebbero poi stati conservati. Da qui sono state recuperate le gemme, da ogni gemma di tralcio lignificato innestata su un piede americano si ottiene una nuova pianta che porterà i caratteri originali. Un progetto volto quindi alla conservazione di una pianta ben radicata nel territorio e che ne racconta la storia.

Il progetto PASINOT riassume un percorso partito a metà degli anni ’90 con la prima produzione di Nas-cëtta nel ’97-’98 a livello di prove sperimentali, poi la commercializzazione delle prime bottiglie nel ’99. Per giungere alla parte burocratica con il Comune di Novello, la Regione Piemonte, Ministero, Consorzio di Tutela, gli enti di ricerca. Un lavoro necessario per salvare questo vitigno, registrarlo al Catalogo nazionale, includerlo nella Doc Langhe fino al 2010 quando il Comune di Novello ha la consacrazione a comune storico con la denominazione Langhe Nas-cëtta del Comune di Novello.

Vino e sostenibilità

Una cantina attenta quindi al passato e alla tradizione, ma anche al presente e al futuro dell’ambiente. Per questo la produzione enologica avviene nel pieno rispetto della natura grazie a una viticoltura sostenibile.

Dal 2017 Le Strette è tra le prime cantine d’Italia ad aver conformato il suo sistema produttivo al Sistema di Qualità Nazionale di Produzione Integrata, protocollo di certificazione riconosciuto nell’Ue. Questo certifica il rispetto delle pratiche agronomiche e di difesa definite dalle norme tecniche delle diverse regioni ed è fondato su principi di produzione agricola, condotta secondo il metodo dell’Agricoltura Integrata. L’integrazione dei metodi biologici e tecnici, la riduzione al minimo dei mezzi chimici sono solo alcuni degli aspetti di un piano di salvaguardia dell’ambiente a cui la cantina punta fin dalla sua nascita. Questo anche per garantire una notevole sicurezza dei prodotti e un’indubbia qualità.

Le Strette è una piccola grande famiglia in cui si respira l’amore per il territorio splendido delle Langhe e la cura per la produzione di un vino che a ogni sorso esprime carattere e sentimento di chi lo ha prodotto.

L’Astemia Pentita, dove il vino è un’opera d’arte

Poggiate sulle colline dei Cannubi, in terra di Barolo, due gigantesche cassette in legno richiamano l’attenzione di chi passa da lì, nel cuore delle Langhe, dove il vino è una vocazione. E quello, dalla forma così singolare, è il tempio di Sandra Vezza, L’Astemia Pentita. Un nome che ha in sé la storia delle origini di questa cantina. E se non basta l’apparenza – che pure conta – a far innamorare gli enoappassionati ci pensa il vino con la sua grinta e la sua personalità. Il sesto appuntamento di Vendemmia in Piemonte è proprio un viaggio alla scoperta di questo mondo da favola.

Vino e design, l’incontro in cantina

L’Astemia Pentita nasce per volontà di Sandra Vezza, imprenditrice piemontese con la passione per l’arte e il design nel cuore e il vino nel DNA. Il legame con la sua terra, le Langhe, e l’amore per il vino (in un primo momento da astemia) lo ha ereditato dal nonno. Il ricordo delle lunghe passeggiate tra i filari l’ha condotta per mano fino alla creazione di un progetto e di un’azienda vitivinicola tutti suoi. Da qui nasce una cantina che mescola in un equilibrio perfetto questi due grandi fuochi, quello dell’arte e quello del vino. Una miscela esplosiva, che incanta e ubriaca il visitatore ancora prima dell’assaggio.

Tutto, dall’esterno agli interni, è curato nel minimo dettaglio, con gusto e ricerca. L’architettura non lascia spazio all’immaginazione: questa è la dimora del vino. Il cuore produttivo è completamente interrato e la cantina si fonde con il paesaggio, è abbracciata dai filari, è parte integrante della natura. All’interno, poi, il gioco di colori, di forme e di oggetti di design è lo specchio della personalità carismatica della sua fondatrice. Un luogo che diverte e che intriga, esattamente come il vino che qui viene prodotto.

Tradizione e innovazione in un calice

E’ il caso di dire che l’apparenza inganna. Se guardando la cantina ci si aspetta un vino “ribelle”, svincolato dalla tradizione e frutto dell’innovazione, si sbaglia. Nel calice infatti c’è tutto il profumo e il sapore della storia di questo territorio. L’Astemia Pentita siede sulla collina di Cannubi, uno dei vigneti più prestigiosi e pregiati delle Langhe e di tutto il panorama vitivinicolo italiano. Certamente questo regala un bel vantaggio a una realtà che punta all’eccellenza del vino. Ma a fare la differenza sono anche la preparazione e l’esperienza: la scelta della cantina è quella di seguire la tradizione nella cura del terreno e nel processo di vinificazione del Barolo.

La cantina è bella e balla pure, grazie al vino prodotto. Che dietro a un’estetica notevole ci sia anche alta qualità in bottiglia lo dimostrano i numerosi premi  e riconoscimenti ricevuti nel corso degli anni. Per citarne uno tra tutti: Decanter quest’anno ha assegnato 97/100 punti al Barolo Docg 2016.

Un’esperienza da vivere e da degustare

La visita a L’Astemia Pentita è un’esperienza a tutto tondo, che unisce gli appassionati di vino e gli astemi amanti dell’arte e del design. E’ un incontro di passioni, che si mescolano in un percorso che la cantina pensa per i suoi ospiti. Vale la pena godere del paesaggio su cui l’azienda ha messo radici, perché qui batte il cuore delle Langhe. La distesa di filari, che avvolge la particolare struttura architettonica della cantina e che si può ammirare dalla terrazza panoramica, è un colpo d’occhio (e un colpo al cuore ). Gli interni sono un gioiello di design e restare indifferenti al caleidoscopio di colori e forme è impossibile (anche se si è adulti già da un po’). E, dulcis in fundo, il vino. Le degustazioni permettono di scoprire che dietro allo stile e alla bellezza del posto, c’è di più. Ogni calice conferma che la cantina sa trarre il meglio da questo prezioso territorio e, con sacrificio e lavoro, sa valorizzare un tesoro unico che nelle mani de L’Astemia Pentita diventa inimitabile.

Per un giro tra design e vino nelle Langhe l’indirizzo è questo. Voi non ve ne pentirete.

Poderi Gianni Gagliardo, dalle Langhe con amore

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Le Langhe, una famiglia e un vino che racchiude tutte le caratteristiche del territorio in cui nasce: sono questi i protagonisti di questo quinto appuntamento di Vendemmia in Piemonte. Ad accoglierci in cantina e a versarci da bere è Poderi Gianni Gagliardo, una realtà che nasce dall’amore, quello per il vino e non solo. Questa quinta tappa ci vede nel comune di La Morra, nel cuore delle Langhe, dove l’eccellenza del vino e la bellezza delle storie ad esso legate sono una certezza.

Se il vino si fa con amore…

Può una cantina nascere dall’amore di due persone? La storia di Poderi Gianni Gagliardo ci dimostra che sì, può succedere anche questo quando c’è il vino di mezzo. La cantina, che ha sede nelle Langhe, ha origini proprio dall’incontro di due persone e di due famiglie. Una è la famiglia Colla, che già da metà dell’ ‘800 si dedica alla coltivazione delle vigne nella Regione. Ma è nel 1961 che Paolo Colla, dopo l’acquisizione di una cascina a La Morra, coltiva e vinifica Barolo. Il momento che segna l’inizio della storia della cantina Poderi Gianni Gagliardo e l’ingresso di un’altra famiglia nel racconto, è quello dell’incontro tra Marivanna, figlia di Paolo, e Gianni Gagliardo, un giovane del Roero. Da qui l’inizio di un amore ma anche di un percorso nella produzione vinicola. Paolo trasmette la passione per il vino a Gianni che con cura e dedizione porterà avanti la cantina fino alle nuove generazioni, oggi attive in azienda.

Dalla cura del terreno l’eccellenza del vino

Se è vero che l’amore è un elemento importante nella produzione vinicola, è vero anche che la cura e le precise e studiate tecniche di coltivazione dei vigneti garantiscono un risultato eccellente e costante nel tempo. Poderi Gianni Gagliardo ha un’attenzione speciale per il terreno e le piante: i vigneti vengono gestiti in regime Biologico Certificato, ogni attività viene eseguita nel rispetto del terreno e per conservare l’equilibrio dell’ambiente del  vigneto. Vengono effettuate selezioni massali dalle piante più antiche e interessanti per conservare le impronte genetiche originarie. Questo impegno e questa dedizione garantiscono la salute della vigna e la qualità del vino.

Lazzarito, una sfumatura di Nebbiolo

Uno dei vigneti più interessanti e particolari di Poderi Gianni Gagliardo è Lazzarito, nel comune di Serralunga d’Alba, si tratta di terreni della parte sud della zona Barolo. Si tratta di terreni molto antichi, pesanti, molto ricchi di minerali. L’azienda coltiva nella parte più alta del cru Lazzarito, una piccola zona chiamata Vigna Preve. La sua posizione in alto sulla collina garantisce un’esposizione straordinaria al sole che insieme alle caratteristiche speciali del terreno garantisce la nascita di un vino unico, di grande complessità e potenza ma al tempo stesso di assoluta eleganza, peculiarità del Nebbiolo. Un bicchiere completo, in cui è possibile trovare la frutta, il vegetale, lo speziato. E’ un vino con un potenziale di affinamento molto lungo in bottiglia, un vino quasi da dimenticare in cantina, ma che anche a chi è meno paziente e vuole assaggiarlo prima regala grandi soddisfazioni.

Per una storia emozionante e un calice difficile da dimenticare basta bussare alla porta di questa cantina, una bella realtà immersa nelle Langhe.

Cantine Sordo, la tradizione che guarda al futuro

Non potevamo non inserire tra le tappe di Vendemmia in Piemonte una delle regioni più interessanti del panorama vitivinicolo piemontese, ovvero quella del Barolo. Questo quarto appuntamento lo dedichiamo a un’altra cantina di famiglia, una chicca di questo territorio: l’Azienda Agricola Giovanni Sordo. Una vera sorpresa, un luogo che racconta un intenso lavoro fatto da generazioni che si sono date il cambio e negli anni hanno dato vita a un vero tempio del vino.

Tradizione e innovazione, l’equilibrio che vince

Era il 1912 quando Giuseppe fonda la tenuta nel cuore del Barolo, nel comune di Castiglione Falletto (Cuneo). Da qui prima Giovanni, ora Giorgio fanno crescere in bellezza ed estensione questa realtà che oggi vanta una superficie di 53 ettari vitati distribuiti tra diversi comuni. La svolta della cantina avviene con Giovanni che con la moglie Maria acquista vigneti di Nebbiolo per il Barolo.

Una decisione che segna la storia dell’azienda Sordo. Un’esclusiva della cantina, anzi un vero e proprio vanto che rende unica l’azienda è la produzione di otto differenti crus di Barolo in cinque comuni diversi. Se le tecnologie e le attrezzature sono cambiate per raggiungere livelli qualitativi sempre più alti, resta uguale il principio alla base della produzione: il pieno rispetto della tradizione. Qui, nell’equilibrio perfetto tra tradizione e innovazione c’è la ricetta del successo di questa cantina.

La produzione, oggi come ieri

In cantina si segue una filosofia tradizionalista, tutti i Baroli vengono affinati in botti grandi di Rovere di Slavonia. Il risultato finale è un vino di altissima qualità, che all’assaggio svela le caratteristiche proprie del terreno. L’affinamento avviene in botti molto grandi, dai 5000-7000 litri ai 120 ettolitri, per almeno 24 mesi. I tempi stabiliti dal disciplinare prevedono un affinamento di 18 mesi ma sono le dimensioni delle botti a dettare tempistiche più lunghe, in quanto in botti così grandi l’affinamento risulta più lento.

In cantina tra vino e storia

Il vino è solo un aspetto della bellezza delle Cantine Sordo. Non solo nel calice, infatti, ma tutto attorno si manifesta il fascino di questa azienda che ha saputo valorizzare il territorio ed esaltare il paesaggio che abbraccia la particolare struttura della cantina. Spicca già a distanza la caratteristica facciata con la forma di due botti, che bene si mischia a una natura che lascia senza fiato. Panorama, questo, che proprio dall’interno della sala degustazione si apre davanti agli ospiti grazie attraverso le vetrate. Il posto ideale per conoscere il vino Sordo: tra le mani il calice e davanti agli occhi un paesaggio che rapisce. Ma non meno coinvolgente è il tour della cantina. Una passeggiata tra le botti imponenti fino all’infernot, 12 metri sotto terra, una piccola cantina privata dove sono conservate le bottiglie più pregiate, un luogo quasi sacro. Un viaggio tra presente e passato della cantina sotto la guida di Paola, quarta generazione della famiglia Sordo, il futuro promettente della cantina.

Una tappa consigliata, la Cantina Sordo, a chi insieme al vino ama scoprire storie e paesaggi affascinanti.