Raccolta, diraspatura e pigiatura del vino

Se in passato il vino era considerato un alimento corroborante per superare le faticose giornate di lavoro, oggi lo si beve per passione e per delizia (o per dimenticare).

Ma ti sei mai chiesto come può un acino d’uva diventare vino succoso?

Sappi che, le tecniche di vinificazione sono principalmente due:

CON o SENZA macerazione.

La prima prevede che le bucce non vengono eliminate nei primi giorni di fermentazione del mosto, questa è la tecnica usata soprattutto per i rossi. La macerazione, infatti, dona il colore al vino oltre che i tannini e gli aromi. Dunque, se le bucce vengono invece eliminate otterremo del buon vin bianco.

E i rosè? Si ottengono tramite vinificazione senza macerazione (detta anche “in bianco”) di uve a bacca rossa che abbiano poca pigmentazione (es. Pinot Grigio) oppure mescolando uve bianche e uve rosse.

Per vinificare, il mosto viene messo a fermentare all’interno di vasi (di vario materiale) a una temperatura controllata (18-20C°) mediante dei refrigeratori. A quel punto i lieviti danno il via alla fermentazione alcolica durante la quale gli zuccheri si trasformano in alcool e anidride carbonica, con emissione di calore.

E in pochi giorni… Ecco il nascere del vino!

mosto

Ma adesso è il momento del glossario per giovani viticoltori!

RACCOLTA = Comunemente “vendemmia”, il grappolo viene tagliato e trasportato in cantina. E’ importante fare molta attenzione a non schiacciare gli acini, al fine di evitare una fermentazione precoce o una fuoriuscita di polpa e liquidi.

DIRASPATURA = Separazione degli acini dall’asse centrale che li sorregge, serve a evitare che le sostanze contenute nel raspo conferiscano al prodotto caratteristiche negative o eccessivi tannini.

PIGIATURA = Dopo la selezione degli acini, si procede alla pigiatura ottenendo una parte solida (bucce e vinaccioli) e una parte liquida (mosto).

MOSTO = Liquido denso e torbido ottenuto dalla lavorazione di disgregazione meccanica dell’uva.

Liberamente ispirato da Wikipedia

Un bicchiere di sicilia

Probabilmente saprai già come aprire una bottiglia e bere un bel bicchiere di vino…

Ma sei in grado di bere un bicchiere di Sicilia?

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Ecco come bere un bicchiere di Sicilia in 80 secondi.

Su questa splendida isola troviamo la campagna e le città, il mare e le montagne, storia e modernità, la creatività e la vitalità. Persone straordinarie in luoghi indimenticabili. Questo è ciò che rende unico un vino siciliano.

L’obiettivo di questo emozionante video, realizzato e distribuito da Mosaicoon per Tasca d’Almerita, è quello di esprimere la piena vocazione della storica cantina siciliana per migliorare la cultura dell’isola e il legame profondo e inscindibile tra esso e la terra da cui proviene.

I quei pochi secondi si possono ammirare le varie fasi che portano alla degustazione di un bicchiere di vino attraverso un affascinante gioco di immagini e metafore, in un incantevole alternarsi di forme e colori, profumi e sapori, suoni e sensazioni. Il frutto di questa profonda combinazione di arte, cultura, tradizione e natura, che da sempre contraddistingue l’isola, non è semplicemente un vino siciliano…

…ma IL VINO SICILIANO!

Il Clan dei Siciliani

Devo ammettere che non credevo che le cantine vinicole siciliane fossero così numerose e tutte, così tremendamente, di buon livello. Ma questa scoperta mi ha deliziato il cuore e fatto venir voglia di un bel calice di vino!

Oggi presenterò tre etichette da far girare la testa…

(ATTENZIONE: Alte Gradazioni!)

VALLE DELL’ACATE (vai al sito)

Quest’azienda, gestita da Gaetana Jacono, sta compiendo un nuovo percorso volto a valorizzare e sfruttare ancora di più il corredo delle proprie uve e quindi a ottenere vini ancor più eleganti e longevi**.

La sentenza la lasciamo ai posteri, ma intanto godiamoci i frutti di due dei suoi vini: un bianco e un rosso.

Zagra 2014 – Il Grillo in purezza, rafforzato dai suoi 13,5%, è un vino di grande equilibrio con sentori floreali e minerali. Molto gradevole, in bocca ha una notevole ampiezza di gusto. Ecco quindi un vino che è meglio avere sempre pronto in cantina per soddisfare certe voglie improvvise.

Frappato 2014 – Poco conosciuto al di fuori della Sicilia, più noto all’estero che nel resto d’Italia, il Frappato è in realtà un gioiello della Trinacria. Splende di sentori di lampone, rosa e viola questa bellissima bottiglia. Ottimo vino di color rubino, ha elevati sentori vinosi, risultando al gusto fresco e morbido. Musica per il palato!

DUCA DI SALAPARUTA (vai al sito)

Questa cantina produce un vino tra i più autorevoli di Sicilia, fin dal nome. E’ il primo Nero d’Avola vinificato in purezza, un vino di grande longevità. Oggi sul mercato troviamo l’ottimo 2009 e presto arriverà anche l’eccellente 2010. Da qualche anno, il Duca è prodotto a Butera (CL) a una maggiore altitudine, proprio per puntare a una maggiore “resistenza” al passare del tempo.

Pertanto non stappatelo prima di 8-10 anni… ma sarà dura resistere!

BAGLIO DI PIANETTO (vai al sito)

Dietro a ogni grande vino ci sono donne e uomini di grande volontà. Non solo talento, ma sogni e progetti di una vita. Quello del conte Paolo Marzotto è ottenere il massimo dal terroir siciliano, in particolare delle contrade di Monreale e Noto, per ottenere vini che evochino da vicino i grandi vigorosi cru francesi.

Carduni Petit Verdot 2007 – I vitigni di Petit Verdot sono situati nel Comune di Santa Cristina di Gela (CL), su colline a 650 metri slm. Questo vino nasce in Sicilia ma è frutto certamente della passione del conte Marzotto per i vini d’Oltralpe, di cui questo non tradisce il fascino, ma neppure la terra nella quale è coltivato. Affinato in barriques Carduni, al naso e al palato vanta un’affascinante complessità olfattiva, quindi godetevelo!

**Grazie a GQ Italia per l’ispirazione

Sicilia & Vino

E poi c’è Lei, con il suo patrimonio di vitigni autoctoni che mi fanno letteralmente impazzire. Dal Grillo al Catarratto, dall’Inzolia al Moscato, senza dimenticare il Malvasia, il nero d’Avola e il Frappato, a dimostrazione che la Sicilia è una terra da vino! Quando sorseggi, se chiudi gli occhi, puoi sentirne il calore del sole e il profumo dell’aria. Gli ultimi anni sono stati davvero significativi (in positivo) per i vini siciliani, che hanno preso piede ovunque nei mercati internazionali. Un territorio ideale forse, una biodiversità acuta e tanta passione dei viticoltori, ecco gli elementi alla base di questo successo.

I tempi sono, quindi, maturi per tornare a parlare “dell’isula cchiu bedda di tuttu lu Mediterraneu“.