Saketeca GO: l’enoteca giapponese a Milano

Saketeca Go, una delle prime enoteche in perfetto stile nipponico a Milano, nasce dal desiderio di avvicinare le persone alla cultura millenaria del sake. La tradizionale bevanda alcolica giapponese ottenuta dalla fermentazione del riso, infatti, è perfetta come aperitivo, bevuta da sola o in accompagnamento ai pasti… Ingrediente indispensabile della cucina giapponese, il sake è per noi il simbolo stesso del Sol Levante!

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Quale sake scegliere?

Ad eccezione del tipo ghinjo, il Sake si beve caldo dai tokkuri, le piccole brocche in miniatura e dipinte a mano utilizzate anche per scaldarlo tramite immersione in acqua bollente. Qui alla Saketeca potrete davvero trovare una vasta selezione di bevande orientali: dal classico e più conosciuto Nihon Shu (letteralmente “vino di riso”), al Shochu, un distillato di patate, riso, canna da zuccero e orzo, e fino all’Umeshu, il distillato a base di ume (frutti giapponesi che ricordano una via di mezzo tra le prugne e le albicocche)… Insomma, c’è proprio l’imbarazzo della scelta!

Una location esclusiva in perfetto stile nipponico

La cordiale e gentilissima sommelier Mika (che arriva direttamente da Tokyio) vi aiuterà a scegliere tra le oltre 40etichette di sake disponibili e tra i diversi piatti ideati dallo chef giapponese: tutti estremamente deliziosi. Il menu, però, è alla carta e varia spesso a seconda della stagionalità e delle ispirazioni del momento… In fondo si sa, la creatività non ha regole! Degni di nota sono il baccala’ mantecato avvolto in fette di daikon e il karaaghe di pollo alle spezie: entrambi assolutamente da provare! Tra i pochi dessert, vale la pena provare il tiramisu’ al the’ verde maccha.

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Cenare in saketeca

Volete sapere qualcosa sui prezzi? Sono decisamente nella media… In Saketeca per bere si può spendere dagli 8 ai 16 € per la classica misura giapponese (boccetta da 180cc) e dai 35 ai 120 € nel caso in cui si volesse acquistare l’intera bottiglia di sake. Per mangiare invece i piatti variano dai 5 ai 15€, ma non crediate di uscirne troppo sazi. Infatti, gli aspetti meno positivi di questo locale davvero carino sono le ridotte dimensioni della sala e delle portate del cibo, ecco perché ritengo la Saketeca ideale per un momento aperitivo ma non per una vera e propria cena.

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SAKETECA GO

viale Piave, 5 – 20129 Milano

www.saketeca.com

Orario Giornaliero: 18:00/01:30

Chiuso il Martedi

Tel. 02.76015120

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© Photo Credits: Nunzia Mazzella

Gekkeikan: il tradizionale sake giapponese dal 1637

Questa è la storia secolare di una azienda fondata nel XVII secolo a Fushimi, piccola città del Giappone nota per la purezza delle sue acque. E’ sufficiente, infatti, la combinazione di pochi ingredienti (tra cui riso e acqua, per l’appunto) per dar vita alla più antica e diffusa bevanda giapponese: a fare la differenza è dunque la qualità delle materie prime e la profonda conoscenza delle metodologie di preparazione. La Gekkeikan è oggi uno dei leader mondiali nella produzione e distribuzione di sake e il suo nome significa letteralmente corona di alloroil tradizionale simbolo di vittoria nell’antica Grecia. L’azienda nipponica attualmente esporta i propri prodotti in oltre 60 Paesi nel mondo e mira alla maggiore diffusione della conoscenza e dell’apprezzamento del sake, al fine di soddisfare i propri clienti sotto ogni punto di vista!

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E allora come avrei potuto lasciarmi sfuggire l’evento di presentazione che la Gekkeikan ha gentilmente offerto a Milano presso il ristorante Sushi B, lo scorso 11 Settembre 2015? Una splendida serata all’insegna del sake e della tipica cucina giapponese, tutta magicamente orchestrata dal bravissimo chef Nobuya Niimori. Una escalation di profumi e di sapori a tratti inusuali, ma decisamente avvolgenti e inebrianti per chi, come me, si lascia sedurre dai gusti esotici: 7 sake per 7 portate alla ricerca del perfetto abbinamento!

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L’aperitivo è stato il primo passo di questo meraviglioso viaggio. Abbinato a deliziosi finger food, ho avuto modo di assaggiare l’UTAKATA-SAKE : un sake frizzante dall’aroma dolce. Un design esclusivo che rappresenta una rivisitazione moderna del tradizionale ricamo in stoffa del kimono.

Le mie impressioni? Lo sparkling mi ha subito conquistato, solo 5% di gradazione alcolica con un leggero retrogusto alla mela.

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Lo step successivo prevedeva un mosaico di tartare a base di tonno, capesante e gamberi rossi… tutto piacevolmente accompagnato da un NAMA-SAKE: un prodotto non pastorizzato dal gusto molto intenso.

Le mie impressioni? Un buon sake aromatico con sentori di banana e con una gradazione alcolica  del 14%, lascia una sensazione di freschezza al palato.

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 Si è proceduto poi con un sigaro di pasta filo ripieno di sarde, una vera peculiarità del ristorante Sushi B. Il sake scetlo in abbinamento era il GENSEN-SOZAI JUNMAI-SHU: fatto con riso coltivato e fertilizzato  con i sedimenti del sake stesso, davvero eco-friendly!

Le mie impressioni? 16% di gradazione alcolica per un sapore secco e poco aromatico, ma ideale con il fritto.

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La quarta portata prevedeva delle capesante americane con funghi porcini gratinati: una prelibatezza! Il sake scelto per l’occasione è stato il NOUVELLE TOKUBETSU HON-JOZO: un prodotto che rappresenta la novità e mira ad essere davvero internazionale. Un sake raffinato al 60%.

Le mie impressioni? Sapore ricco e alcolico, gradazione alcolica pari al 15%… Ottimo con i piatti a base di pesce.

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Uno classici piatti della tradizione nipponica sono, senza dubbio, i sushi rolls. In occasione della serata, il sake scelto è stato l’HORIN JUNMAI-DAIGINJOU: il vero orgoglio dell’azienda Gekkeikan. Vincitore di svariati premi internazionali, questo prodotto contiene nel nome i simboli della fenice e della giraffa… Animali che rappresentano la buona sorte!

Le mie impressioni? Ho amato immediatamente il gusto di questo sake: ricco e aromatico con gusto di melone maturo e sentori di pera sul finire… Gradazione alcolica del 16%.

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La sesta portata mi ha fatto assaggiare (per la prima volta) uno squisito branzino cileno, accompagnato stavolta dal NIGORI-SAKE: un prodotto volutamente non filtrato, il cui nome significa torbido. Colore biancastro e consistenza rotonda.

Le mie impressioni? Un pò amaro e un pò cremoso, ricorda molto il mosto dell’uva. Non mi sono lasciato coinvolgere troppo… La sua gradazione alcolica arriva al 10%.

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L’ultimo piatto “salato” è stato lui, un tenero maialino iberico cotto appena 30 ore. Il sake da abbinare lo conoscevo già: era il NOUVELLE TOKUBETSU HON-JOZO, ma stavolta degustato caldo.

Le mie impressioni? Ha una resa migliore con i piatti a base di carne, a caldo sprigiona meglio tutti gli aromi e i sapori. Solita gradazione alcolica (15%) e buona acidità.

Ovviamente, non poteva mancare il dolce. Ecco allora che lo chef ha ben pensato di creare qualcosa direttamente con il sake: una deliziosa granita di NIGORI-SAKE accompagnata da squisiti Macarons al thè Sakura. Non c’è altro da aggiungere, il menu e le immagini parlano già da sè… Vorrei, quindi, concludere ricordando il motto dell’azienda Gekkeikan: “La tradizione nasce dall’innovazione”! 🙂

Lo sapevate che… il sakè si ricava dal riso

In molti pensano che il sakè (in giapponese ?) sia simile a una grappa e che vada servito caldo a fine pasto, ma non è così. Questa bevanda alcolica è molto più simile a un vino, si ricava dalla fermentazione del riso e va servito fresco: la temperatura ideale è intorno ai 9°!

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Iniziare un viaggio alla scoperta di questa bevanda millenaria la cui origine si fa risalire al 712 d.c. non è affatto semplice, ma proviamo a capirci qualcosa di più.

La parola Sakè in giapponese in realtà si riferisce a qualsiasi bevanda alcolica (vino, birra, liquori, etc.), mentre il temine più corretto per questo tipo di prodotto sarebbe Nihon-shu, letteralmente “alcol giapponese”. Esso si ricava principalmente da riso e acqua, che interagendo con microorganismi come muffe e lieviti daranno poi il via alla fermentazione che produrrà il famoso composto finale. Ma ecco qui tutte le fasi della lavorazione e della produzione del sakè:

  • Levigazione del riso
  • Lavaggio, Cottura e Separazione
  • Fermentazione (indotta tramite la giunta di muffe e altri enzimi)
  • Pressatura e Imbottigliamento

Ma conoscete le vere peculiarità di questo vino di riso che gli antichi chiamavano l’acqua dei pazzi? Ebbene, pare che esso possieda ogni genere di virtù: dalla purificazione del sangue all’essere un rimedio contro l’inappetenza. E allora lasciatevi incuriosire dalle tante varietà di sakè e siate più disponibili verso un tipo di gustosità forse un po’ lontana da quelle a cui siamo quotidianamente abituati.

Sappiate che in Giappone ci sono oltre 1300 produttori (cosiddetti Kura), ognuno dei quali produce più di una tipologia di sakè. Per andare a colpo sicuro occorre affidarsi ai nomi più blasonati del settore: Juyondai (prodotto da Takagi Shuzo), Nabeshima (di Fukuchiyo Shuz?), Hakkaisan (produttore omonimo), Isojiman (produttore omonimo) e Michisakari (produttore omonimo).

“I vini ci vengono incontro, basta esser pronti a scoprirli. I sakè restano a tre passi di distanza, spetta a noi trovarli. Richiedono una maggior attenzione, ma ne vale la pena” (Serge Dubs, Chef Sommelier).