Spumanti dell’Etna: un vulcano di bollicine!

Spumanti dell'Etna

“Sai cos’è la nostra vita? La tua e la mia? Un sogno fatto in Sicilia. Forse stiamo ancora lì e stiamo sognando”.
(Leonardo Sciascia)

Sognatori e amanti dei brindisi frizzanti, oggi vi consigliamo un calice a dir poco… “vulcanico” e andiamo ad assaggiarlo in Sicilia. Sarà l’Etna ad accoglierci con la sua maestosità e a regalarci un momento di magia con un ventaglio di spumanti giovani e ruspanti. Siete pronti a scoprire insieme alcune chicche della Trinacria?

Spumanti dell’Etna: una storia più antica di quanto immaginiamo

ph. Credits Secolo Ventuno

La spumantizzazione dell’Etna sembra cavalcare l’onda del successo da appena cinque anni. In realtà però già nel 1870 esisteva lo “Champagne Etna”, a tutti gli effetti il primo spumante siciliano.

Verso la fine degli anni Ottanta, grazie alla lungimiranza della cantina Murgo, la tradizione non viene dimenticata e con la spumantizzazione del Nerello Mascalese le vigne etnee continuano a “eruttare” bollicine.

Da allora, l’evoluzione della produzione ha dato vita a un prodotto DOC che vede i piccoli comuni della provincia di Catania come protagonisti: scopriamo insieme alcune caratteristiche organolettiche di questi vini eccezionali.

Spumanti dell’Etna: l’identikit di un prodotto unico

ph. credits Triple

Dobbiamo specificare che, per ottenere un prodotto così speciale, la regolamentazione è molto rigida: l’Etna spumante deve rifermentare in bottiglia per almeno 18 mesi, rispecchiando il Metodo Champenoise classico.

Inoltre, i vitigni che consentono di produrlo non sono moltissimi: occorre almeno il 60% di Nerello mascalese, con possibile aggiunta di altri vitigni della regione fino ad un massimo del 40%.

Per quanto riguarda il colore di questo vino, se parliamo di rosé il colore sarà scarico e con riflessi rubino. Il bianco invece si presenta con un giallo paglierino molto forte e talvolta con riflessi dorati (dipende dall’invecchiamento).

L’aroma è molto caratteristico e richiama al lievito: se siete appassionati di profumi, l’odore di questi calici può davvero trasportarvi in terre lontane, cariche di sole e di colori.

Il sapore è abbastanza persistente e armonico: una certa pienezza accompagna ogni sorso. Un assaggio si trasforma così in una fotografia della Sicilia vulcanica, calda e indimenticabile.

Spumanti dell’Etna: tante bollicine fra storia e innovazione

ph. Credits James Magazine

Nelle cantine Murgo, già citate, nasce un vino elegante e dall’acidità marcata, adatto ad accompagnare anche piatti di carne, data la sua struttura complessa.  Si tratta del Murgo Brut 2016, il primo spumante ottenuto da uve Nerello Mascalese: è come bere un bicchiere di Sicilia assolata e verdeggiante. Chiudete gli occhi, sorseggiatelo e… godetevi la sua struttura sorprendente!

Un altro spumante siculo d’eccellenza è sicuramente l’Etna Doc Spumante di Cottanera. La famiglia Cambria grazie al suo metodo di vendemmia, propone un vero e proprio viaggio nel tempo: sono le donne, infatti, a effettuare la raccolta a mano. Possiamo urlare fieramente un “Girl power made in Sicily”! Ovviamente la magia non finisce qui: non solo la produzione prevede oltre 40 mesi sui lieviti, ma il tocco finale è dato dalla fermentazione in piccole botti di rovere francese: insomma, un vero gioiello dall’eleganza unica.

Ovviamente, non possiamo dimenticarci degli amanti del rosé: per voi che vedete il mondo “con le lenti rosa” uno Spumante Metodo Classico Brut Rosé 2016 delle Terrazze dell’Etna è sicuramente la scelta giusta. Il profumo di rosa selvatica e fragola unito al perlage persistente e al colore ramato, lo rendono un vino sofisticato. Cosa c’è di più chic di un calice di questo tipo? Semplice: un piatto di crostacei per accompagnare uno spuntino di gran classe!

Chiudiamo in bellezza con un altro “cavallo di razza”: ovvero Sosta Tre Santi delle Cantine Nicosia. Questo vino, lasciato almeno 20 mesi in affinamento sui lieviti in bottiglia, è caratterizzato da un raffinatissimo perlage e da un sapore delicato che si accosta perfettamente ad antipasti e piatti di pesce. Ma se vi capitasse di poter accostare un calice di questo vino alle classiche panelle siciliane, rischiereste di toccare il cielo con un dito.

Il nostro breve tour in Sicilia si conclude qui: non sarebbe fantastico organizzare un viaggio fra degustazioni e paesaggi mozzafiato in questa terra piena di sorprese? Nel caso in cui riusciate a partire, fateci sapere quale di questi vini vi ha rapito il cuore e, ovviamente, cheers!

Le famiglie del vino: la famiglia Tasca

Otto generazioni di amore e cura per la terra. La Sicilia non è solo la culla del loro vino, ma un’identità forte e orgogliosa che si tramanda di famiglia in famiglia. Una tradizione con radici profonde che, però, guarda al futuro con lungimiranza e freschezza.

Count Lucio Tasca d'Almerita with his sons Alberto and Giuseppe
Il Conte Lucio Tasca d’Almerita con i figli Alberto e Giuseppe a Regaleali – Ph. credits Fam. Tasca


Tutto parte dal 1830, nella contrada Regaleali, quando i fratelli Lucio e Carmelo Mastrogiovanni Tasca acquistarono 1200 ettari e introdussero le più moderne tecnologie agricole nell’entroterra siciliano. La coltivazione di cereali e la produzione di foraggio sono, all’epoca, le attività principali nella zona di Regaleali, dove le vigne occupano soltanto un piccola porzione del terreno lavorato. La tenuta è un incanto, un angolo di paradiso, tanto che nel 1882 Richard Wagner, ospite a Villa Tasca, termina il terzo atto del Parsifal. All’inizio del 1900, alle varietà locali di vitigni Catarratto e Inzolia si aggiungono gli uvaggi Sauternes e nasce Camastra, che vince una lunga serie di riconoscimenti. Nel 1950 a seguito della ridistribuzione della terra per la riforma agricola, la tenuta passa da 1200 ettari a 500. Nel 1960 debutta il bianco Regaleali, un blend di Inzolia, Catarratto e Greganico, che diventerà il fiore all’occhiello dell’azienda.

Tenuta Tasca d’Almerita Regaleali
Tenuta Tasca a Regaleali – Ph. credits Fam. Tasca

Alla tenuta madre, Regaleali, si sono aggiunte negli anni, in un progetto di valorizzazione delle varietà autoctone e dei territori a più alta vocazione vitivinicola, le tenute di Capofaro, a Salina, nell’arcipelago delle Eolie, la Tascante sull’Etna, la storica tenuta Whitaker nell’antica isola Mozia e la tenuta Sallier de La Tour, a Monreale. Ogni area parla una lingua precisa, ha una personalità distinta e racconta sapori tutti diversi. Oggi, la sfida più grande è preservare questi luoghi e lasciarli intatti per le generazioni successive, tramandandone le tecniche di conservazione e salvaguardia di ogni singolo ecosistema.

Il territorio

Ph. credits Fam. Tasca

Accanto ai vigneti crescono alberi di ulivo, campi di grano e mandorli. Negli orti, nei pascoli, nei frutteti, lavorano uomini e donne che sanno cosa significa il rispetto della terra. L’agricoltura praticata si è sempre infatti basata su principi di sostenibilità e rispetto assoluto della terra. Che si concretizza con la scelta di usare le tecniche e le conoscenze disponibili per non arrecare danno al suolo e all’ecosistema, escludendo qualsiasi sostanza chimica o procedura nociva. Addirittura viene adottato SOStain, il protocollo di sostenibilità per la viticoltura, che consente di misurare e di certificare, tramite l’utilizzo di rigorosi indicatori scientifici, il livello di sostenibilità dell’agricoltura.

I vini

Alberto Tasca, tenute Regaleali – Ph. credits Fam. Tasca

Facciamo un excursus emotivo su alcuni dei principali capolavori della famiglia Tasca. Nel 1954 viene piantato il primo degli attuali vigneti di Regaleali, un appezzamento di vitigno di Nero d’Avola coltivato ad alberello. Pochi anni dopo debutta il bianco Regaleali, un blend di Inzolia, Catarratto e Greganico che diventerà il fiore all’occhiello dell’azienda, mentre il 1970 è la prima annata di Regaleali Riserva del Conte. Nel 1979 Lucio Tasca pianta i primi vitigni internazionali nella tenuta, 4 filari per tipo di Cabernet Sauvignon, Chardonnay, Pinot Noir e Sauvignon Blanc, nel 1988 nasce Cabernet Sauvignon e due anni dopo l’Almerita Brut Contea di Sclafani, frutto di ventiquattro mesi sui lieviti, metodo classico da uve Chardonnay. E con l’aggiunta delle tenute, si aggiungono ai preziosi vini il Nerello Mascalese, il Syrah, la Contessa Franca, il millesimato extrabrut.

L’intervista ad Alberto Tasca

Alberto Tasca – Ph. credits Fam. Tasca

1 – Quale vino in tutti questi anni vi ha dato più soddisfazioni? 

Difficile scegliere: sono molto soddisfatto della nostra produzione. In effetti, quando mai non lo sono stato ho evitato di produrli. Il più sorprendente è però il Nozze d’Oro di tenuta Regaleali per la sua capacità di mantenersi giovane nel tempo. Nel 1984 il Conte Giuseppe Tasca d’Almerita, mio nonno, decise di celebrare i 50 anni di matrimonio con nonna Franca con un vino che raccontasse la storia della famiglia. Questo vino nasce da Inzolia e Sauvignon Tasca ed è un immortale.

2- Una cosa che invidia a un’altra azienda e una cosa che sicuramente le altre aziende invidiano a voi

Un aspetto che amo e apprezzo molto del nostro settore è proprio lo scambio che esiste tra aziende: dalla mia esperienza non esiste invidia, ma stima. Io, poi, sono anche cresciuto con una mentalità sportiva con cui si impara ad apprezzare e riconoscere i meriti degli avversari e a prenderli come stimoli per migliorare. Ammiro tutti produttori agricoli italiani e le eccellenze del Made in Italy tanto quanto poco sopporto le speculazioni e i luoghi comuni.

3- Qual è il brindisi più importante fatto finora nella vostra vita? 

Direi, l’ultimo fatto prima dell’avvento del Covid-19, quando siamo stati informati di avere ottenuto il riconoscimento di Best Winery in Europe, Cantina europea dell’anno, da Wine Enthusiast, la prestigiosa testata americana. Un traguardo mai raggiunto prima da una cantina siciliana, che ci rende orgogliosi. E particolarmente orgoglioso sono della motivazione che Wine Enthusiast ha dato: “L’impegno assunto dalla famiglia Tasca d’Almerita per la viticoltura sostenibile in Sicilia ha avuto un’influenza estremamente positiva sul vino, sull’ambiente e sulle altre cantine anche in tutta Italia, migliorando la qualità e diffondendo il messaggio di sostenibilità”.

4- Qual è il primo ricordo legato al vino?

Sono nato in mezzo ai vigneti, quindi non c’è ricordo che non sia legato al vino. Forse, però, il più significativo è stato il mio primo Vinitaly nel 1993: lì mi resi conto della dimensione del settore del vino italiano e di quanto fosse un ambiente fatto di umanità, dove i rapporti interpersonali rimangono al centro di tutto.

5- Una curiosità o aneddoto che non ha mai raccontato a nessuno, ma solo a noi 

Penso che questo triste e difficile momento che sta attraversando il mondo abbia anche dei lati positivi tra cui il consentirci di ricreare l’ordine delle priorità della vita e rivalutare l’importanza del tempo.

Winery Tasting Sicily: l’estate siciliana all’insegna dell’enoturismo

Il periodo estivo non è ancora terminato, e in Italia si sta scoprendo una nuova frontiera delle vacanze: l’enoturismo. Si tratta di un tipo di turismo finalizzato alla conoscenza del vino in tutte le sue forme: dalla produzione alla degustazione.

In Sicilia con Winery Tasting Sicily

siviaggiaph. credits SiViaggia.it

Questa iniziativa nasce col fine di far conoscere e diffondere la storia dei vini siciliani, andando a creare un portale dove trovare esperienze adatte ad ogni occasione. Dalle visite alle cantine, fino alle degustazioni dei vini, il tutto inserito in un contesto di ristorazione e hospitality che garantisce una permanenza indimenticabile sull’isola.

Scegliere di fare una vacanza avente per tema l’enoturismo in Sicilia equivale a fare un viaggio tra la passione e la determinazione dei vignaioli locali, che per troppo tempo hanno visto i loro prodotti classificati come una seconda scelta. Decisi a riprendere in mano le redini della produzione hanno introdotto tecniche più moderne accanto a quelle tradizionali, come, ad esempio, la viticultura biologica. Winery Tasting Sicily si occupa esattamente di questo: valorizzare chi ha deciso di mettersi in gioco per amore del proprio territorio.

Scegliere l’esperienza adatta al viaggio

fisarmilanoPh. credits Fisar Milano

Il portale vi aiuterà a cercare ciò che fa per voi in base all’esperienza e al luogo che più vi aggrada. Una fornitissima banca dati vi potrà indirizzare verso una visita in cantina nei pressi della Valle dei Templi, seguita da una degustazione di oli extra vergine d’oliva e che andrà a concludersi in bellezza con un pranzo a base di prodotti locali e stagionali. Se, invece, siete alla ricerca di qualcosa fuori dalle solite rotte turistiche, date un’occhiata alla Strada del vino dell’Etna. Un viaggio tra treno e bus per scoprire come viene prodotto il vino in condizioni uniche e talvolta estreme, con esperte guide che vi faranno innamorare di quei luoghi magici e quei sapori intensi.

Tra un calice di Nero d’Avola e un bicchiere di Zibibbo

italnewsPh. credits Italnews

Le origini del Nero d’Avola sono antiche e consolidate nella tradizione siciliana. Un vitigno a bacca nera che nel corso degli anni, ha saputo abbandonare la sua natura di vino da taglio, per diventare uno dei protagonisti del settore enologico in Italia. È un vino di carattere, adatto all’invecchiamento in botti di quercia e dal caratteristico colore rosso rubino. Per conoscere meglio la storia di questo prodotto, Winery Tasting Sicily offre tour con degustazioni ed escursioni nei luoghi dove nasce e cresce.

Se cercate qualcosa di diverso, forse lo Zibibbo fa per voi. Un vino liquoroso originario di Pantelleria, ma oggi diffuso sul territorio siciliano, dove viene coltivato sui caratteristici terrazzamenti dell’isola.  Il nome ha origini arabe: zebib significa, infatti, uva passa; da qui nasce un vino dolce, dorato e con sentori di mandorla, adatto sia per essere accompagnato a cibi saporiti, che come aperitivo.

Se volete sentire storie avvincenti, buttatevi sul Marsala. Un vino liquoroso prodotto nella zona di Trapani, simile ai vini spagnoli per via delle tecniche di invecchiamento: la tradizione era quella di rabboccare le botti dell’anno precedente non terminate, con il vino nuovo. Il sapore si arricchisce di volta in volta, ma questo ve lo spiegheranno sicuramente meglio i nostri amici di Winery Tasting Sicily, direttamente sulla costa di Marsala dove vi porteranno a fare visita ad una delle cantine storiche e più famose della zona.

Questi sono solo alcuni dei tanti vini da assaggiare e dei percorsi possibili da intraprendere per conoscere la Trinacria da un punto di vista diverse: il mare e il patrimonio culturale, ma anche quello enogastronomico la rendono una meta imperdibile.

In base ai vostri gusti, potrete creare la vostra vacanza su misura, scegliendo l’esperienza che vi è più affine, abbinandola ad eventi e soggiornando in bellissime strutture, per scoprire la Sicilia attraverso l’enoturismo.

“Assaggi di Sicilia”: l’evento siciliano nel cuore di Milano

assaggi-di-sicilia-2019

Per molti di noi, in questo periodo dell’anno, non è affatto facile andare in ferie e spostarsi dalla città per un tour eno-gastronomico in Sicilia. E, allora, perché non portare proprio la Sicilia a Milano? Ebbene sì, il capoluogo meneghino ospiterà la prima edizione di “Assaggi di Sicilia” il prossimo 4 novembre: un appuntamento imperdibile per chi ama il vino e il cibo siciliano ed ha voglia di scoprire nuovi sapori e nuovi profumi.

assaggi-di-sicilia-2019

Assaggi di Sicilia | Alla scoperta dei vini siciliani

La data da segnare sul calendario per questo viaggio in giro per la Sicilia ve l’abbiamo già svelata, si tratta di lunedì 4 novembre (dalle 17:00 alle 22:00) presso il Ristorante Peperino in viale Crispi 2 a Milano. Promosso e organizzato dall’associazione Angolo Divino, il primo appuntamento di “Assaggi di Sicilia”, che appartiene al format Milano Style Wine, è un nuovo modo per avvicinare i prodotti siciliani al grande pubblico cittadino.

assaggi-di-sicilia-2019-cantine-vino

Sarà fondamentale attivare tutti i sensi, perché oltre alla vista, all’olfatto e al gusto, fondamentali per riconoscere e degustare, sarà importante anche ascoltare.
I responsabili delle 18 cantine presenti all’evento, infatti, racconteranno la loro storia, le tradizioni e i loro prodotti. Viticoltori e sommelier guideranno il pubblico all’interno di un percorso sensoriale che vedrà per protagonisti gli eccellenti vini e i prodotti gastronomici di straordinaria qualità in sorprendenti abbinamenti.

Assaggi di Sicilia | Un’isola da mangiare

“Assaggi di Sicilia”, però, non è solo vino e l’attenzione al food non può mancare… Siamo pur sempre in Sicilia! E allora tenetevi pronti per assaggiare le delizie preparate da Fud -Bottega Sicula e altri piccoli partner che accompagneranno i calici durante tutta la serata. Il risultato è un vero viaggio tra i sapori, i profumi e anche le storie di quest’isola. Avrete modo di cogliere le mille sfumature di questa terra fantastica, percorrendola a bordo del vostro calice.

Assaggi di Sicilia | Prezzi & dettagli

Vietato mancare! A maggior ragione, poi, se quello che vi proponiamo è un bellissimo viaggio low cost! Il prezzo d’ingresso al pubblico è di 25€ (con sconto di 5€ se acquistate i biglietti online).

Il ticket comprende la degustazione di tutti i vini e dei prodotti gastronomici presenti al banco d’assaggio.

Ingresso per sommelier AIS, ONAV, FISAR: 10€.
Per maggiori informazioni, cliccate qui.