Wine Jewels, un Natale con un gioiello di…vino

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Un vino di pregio o magari un gioiello prezioso oppure entrambi in un solo oggetto. Nessun enigma da sciogliere la soluzione si chiama Wine Jewels e può essere anche la svolta per i vostri regali di Natale. Anelli, ciondoli, gemelli in argento e vetro che al’’interno custodiscono qualche goccia di vino. Un’idea originale per chi ama il vino…non solo nel calice. Abbiamo fatto due chiacchiere con l’ideatore del progetto e vi assicuriamo che ci sono “gioie” davvero per tutti i winelovers.

La nascita di Wine Jewels

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L’esperienza di un orafo e la passione di un enoappassionato, così inizia questa storia di gioielli e di vino. L’artefice del progetto Wine Jewels è Nicola Reino, proprietario di Iris Art dove dal 2006 crea e vende gioielli a Siena. Da circa tre anni, poi, ha aggiunto nel suo laboratorio anche la lavorazione di questi piccoli capolavori di argento, vetro e vino, frutto di maestria ed estro. “Facevo un corso sul vetro a Murano e durante quel percorso ho pensato di creare queste piccole ampolle da riempire con il vino”, ci dice Nicola, che ha così valorizzato la semplicità e la lucentezza del vetro arricchendolo con qualche goccia speciale.

Wine Jewels, studio e passione

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Originalità ma anche tanta pazienza, questo il mix di ingredienti che consente di arrivare al successo di una ricetta così elegante e sorprendente: “Creo prima l’ampolla, poi la riempio con il vino scelto e sigillo in modo che non evapori. Al vino – continua Nicola – aggiungiamo dei conservanti per non farlo ossidare”. Il mantenimento del colore originale del vino contenuto all’interno dell’ampolla è uno degli obiettivi primari dell’orafo Nicola. Da appassionato del nettare di Bacco ha le idee chiare sulla selezione dei vini ma qualche suggerimento da chi lavora nel mondo del vino sulla scelta delle sfumature di colore e dello stato di invecchiamento del vino si rivela prezioso. Per le creazioni di Wine Jewels Nicola fa riferimento a cantine che conosce e che gli forniscono il vino richiesto.

La “carta dei vini” di Wine Jewels

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Si fa presto a dire vino, ma quale viene utilizzato per impreziosire i gioielli di Nicola? Anche se non è nel calice e non è destinato a degustazione merita comunque la giusta attenzione. Nelle piccole ampolle c’è sicuramente del vino buono. Nicola ha, infatti, una “carta dei vini” ben precisa per i suoi gioielli: “Abbiamo selezionato quattro vitigni per raccogliere un po’ tutti i colori: il rosso scuro è regalato dal Merlot, il chiaro dal Sangiovese. Una sfumatura ancora più delicata viene dal Sangiovese Rosè e, infine, la brillantezza dello Chardonnay”. Requisito fondamentale è che il vino sia fermo, la varietà cromatica è poi garantita da questo ventaglio di vitigni. Bastano tre gocce di vino per donare colore e per valorizzare ancor più il design delle creazioni dell’orafo senese.

Come scegliere il regalo perfetto

Un regalo perfetto per un Natale sobrio ma che scalda comunque il cuore. Trovare un vino eccellente sotto l’albero è sempre un piacere, ma può essere anche una vera sorpresa se assume una forma diversa come quella pensata per la collezione Wine Jewels. La linea si compone di cinque articoli: anelli, orecchini al lobo, orecchini pendenti, collane e gemelli. E previsto per il prossimo anno anche un nuovo prodotto: in arrivo proprio il giorno di San Valentino anche il bracciale della collezione.

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Sappiamo di avervi risolto il problema “regalo a fidanzata/o, mamma, nonna”. Ma vi state chiedendo come raggiungere Siena e il negozio di Nicola per conquistare il bottino da piazzare sotto l’albero quest’anno. Bene, spegnete i motori e accendete il computer o il vostro smartphone perché online potrete acquistare il gioiello che volete da ogni parte d’Italia. E se quello che desiderate non è lì, tra le proposte, basta chiedere e sarà creato secondo il vostro gusto. Wine Jewels dà infatti la possibilità di personalizzare le creazioni con un vino scelto da voi o, perché no, prodotto da voi.

Insomma un gioiello unico, per un Natale unico.

Ao Yun, il vino sopra le nuvole

Dal Tibet con furore, arriva anche in Occidente la prestigiosa etichetta asiatica. Ao Yun è l’ultimo nato tra i vini prodotti da Lvmh, la multinazionale parigina proprietaria di oltre settanta marchi del mondo della moda, del vino e degli alberghi di lusso. La holding francese è riuscita a valorizzare prodotti come Cheval Blanc e Dom Perignon, ma forse la strada classica, dopo un po’ stanca. Così ha deciso di creare un nuovo brand, unico e anche raro: il vino delle alte vette del Tibet.

Dalle vette alle tavole

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ph Credits: CityLightsNews

Ao Yun cresce tra i 2200 e i 2600 metri d’altezza, dall’unione di Cabernet sauvignon e Cabernet franc. Ci troviamo nella regione dello Yunnan, alle pendici di monti patrimonio mondiale dell’umanità UNESCO, i Meili Xue Shan. Le caratteristiche climatiche della zona, rendono il territorio simile alla regione francese di Bordeaux, con però la protezione offerta dalle cime che riparano i vigneti dai monsoni e forniscono quella pendenza perfetta per avere la giusta intensità di raggi solari.

Ao Yun significa “volare sopra le nuvole” ed è proprio lì che si produce dal 2013. Ciò implica grosse difficoltà nella produzione di questo vino, che si traduce in prezzi che talvolta vengono definiti folli. Considerando che la cantina dove lavorare le uve è collocata a quattro ore dai vigneti e che i trasporti avvengono a piedi o con l’ausilio di muli, non è difficile immaginarsi una ripercussione sul costo finale. Stiamo parlando di un vino raro, che è riuscito a stupire anche John Stimpfing di Decanter che ha assegnato 94 punti su 100 al blend.

Ao Yun: tra complessità ed equilibrio

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ph. Credits bonhommeparis.com

Al naso risulta essere un vino complesso con sentori di cannella, liquirizia e frutti rossi; al palato è equilibrato e raffinato. Piccante, saporito, presenta una fattura pulita, senza nessuna sbavatura. Consigliato è l’abbinamento alle preparazioni a base di carne, perfetto se degustato con dell’agnello. Ao Yun è sicuramente un vino al centro di molti dibattiti, ma ha messo in discussione quella che è la visione globale dei vini cinesi. Un fattore che, invece, non può essere messo in discussione è la tradizione legata a questo prodotto. I contadini locali coltivano queste terre da secoli, modernizzando e adattando le tecniche alla conformità del terreno.

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ph. Credits lvmh.it

Un vino secondo antica tradizione

La raccolta e la vinificazione sono dei processi che ancora oggi vengono svolti manualmente, come tramanda la storia del posto. Centoventi famiglie provenienti dall’Himalaya si sono riunite nel nome di Ao Yun. Il progetto del “vino tra le nuvole” è guidato dall’enologo francese Maxence Dulou, che qui riveste il ruolo di responsabile della viticoltura e della vinificazione. Una vera e propria missione quella che ha intrapreso: adattarsi a quelle condizioni territoriali e climatiche non deve essere stata una passeggiata, ma può vantarsi di aver dato vita ad una nuova frontiera della vinificazione.

È una scommessa, sicuramente, ma una di quelle che da soddisfazioni. Vedere svilupparsi un progetto di questo tipo, in un territorio che mai nessuno avrebbe considerato, con questi risultati, non può che essere un successo, anzi, un “volo sopra le nuvole”.

Dalla bottiglia al bicchiere: le regole per la degustazione perfetta

La cena a sorpresa per il vostro partner che stavate programmando da tempo si sta avvicinando.

Dopo nottate intere passate a guardare puntate di Masterchef, che ancora vi sognate le pacche sulle spalle di Antonino Cannavacciuolo, il menù è deciso.
Il servizio di posate d’argento è stato lucidato, la tovaglia perfettamente stirata: davanti alla perfezione della vostra mise en place anche Csaba della Zorza non potrebbe fare altro che complimentarsi.

È tutto pronto, o quasi. Il vino, manca il vino.

“Come sceglierlo? Come conservarlo prima di berlo? Come servirlo?”
Sentite già l’ansia del fallimento pervadervi le budella? Tranquilli, niente panico, vi aiutiamo noi!

L’etichetta

Ph. credits Scott Warman on Unsplash

Scegliere un vino non è sempre impresa facile. Spesso vi capita di trovarvi davanti a scaffali colmi di bottiglie di vino proveniente da ogni dove, e voi siete li, con lo sguardo perso e la consapevolezza che la scelta sarà ardua. Sicuramente il vostro primo impulso sarà quello di optare per la bottiglia con l’etichetta più bella e accattivante, ma noi vi consigliamo invece di leggerla quell’etichetta: come una carta di identità saprà aiutarvi nella scelta del vino giusto per voi. Oltre al grado alcolico, al produttore e all’indicazione della denominazione cercate le diciture relative a vitigno, annata, caratteristiche organolettiche, abbinamenti, temperatura di servizio: queste informazioni sapranno fornirvi un quadro più o meno esaustivo del prodotto che avete tra le mani.

La conservazione

Ph. credits Amy Chan on Unsplash

Vi siete fatti prendere la mano e avete acquistato più bottiglie di vino di quelle che riuscirete a bere in una serata? Bene, è sempre una buona idea avere una scorta di vino in casa, ma occhio alla conservazione! Il vino è un prodotto delicato, ha bisogno di un ambiente ideale per preservare le sue caratteristiche organolettiche al meglio. Se siete sprovvisti di una cantinetta refrigerata, vi consigliamo di conservare le vostre bottiglie in un luogo fresco e buio, evitando sbalzi di temperatura, e in posizione orizzontale, in modo che il tappo sia sempre a contatto con il vino. Questo eviterà che il sughero si secchi e faccia penetrare l’ossigeno che inevitabilmente innescherà fenomeni ossidativi. Quando deciderete di berlo però ricordatevi di portarlo alla giusta temperatura!

Il servizio

Ph. credits fragrantica

Affinché un vino possa essere apprezzato a pieno, non basta solo che questo sia buono, ma è fondamentale anche servirlo nel modo corretto. Fate attenzione alla temperatura di servizio: 6-8 °C per gli spumanti, 8-12 °C per i bianchi, 10-14 °C per i rosati e 16-20 °C per rossi, sono in linea generale le temperature da tenere a mente. Ricordatevi anche che esiste un momento giusto per l’apertura della bottiglia: spumanti, bianchi, rosati e rossi giovani vanno stappati al momento del servizio, mentre i rossi più invecchiati vanno aperti prima e versati in un decanter per favorirne l’ossigenazione. Ogni vino andrebbe poi versato nel calice più adatto ad esaltarne le caratteristiche olfattive: le flutes, prediligendo magari quelle con la pancia più larga, per gli spumanti, calici di media larghezza per bianchi, rosati e rossi giovani, mentre per i rossi più strutturati e corposi optate per i baloon.

L’assaggio

Ph. credits Elle Hughes on Unsplash

Arrivati a questo punto potrete finalmente godervi il vostro meritato calice di vino. Ma sapete come si degusta un vino per valutarne la qualità? Partite da un’analisi visiva valutando la limpidezza e il colore del vino: questi, a seconda della tipologia, vi daranno un’idea sullo “stato di salute” e sulla maturità del prodotto. Soffermatevi poi sulla complessità aromatica del vino, cercando di identificare la classe di composti odorosi maggiormente presente: note floreali e di frutta fresca caratterizzano vini più giovani, frutta matura, candita o sotto spirito sarà comune nei vini più maturi, mentre note speziate e tostate saranno proprie di quei vini da affinamento in legno. Infine solo l’analisi gustativa saprà dirvi se vi è equilibrio tra le componenti che esprimono la durezza e la morbidezza del vino: è importante che alcol, zuccheri, acidità, tannini, sostanze minerali siano ben bilanciati, affinché ogni sorso vi faccia desiderare che non sia l’ultimo!

Adesso ne sapete abbastanza per affrontare una cena anche con il partner più esigente!

Dalle stelle al vino: chef Cracco e la sua Tenuta Vistamare

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Con il cibo ci sa fare sicuramente e la sua abilità è scritta nelle stelle. Ma chef Carlo Cracco adesso vuole dimostrare di essere in gamba anche con il vino. Come se quel talento non bastasse aggiunge anche questo, quello della produzione vinicola. In attesa di assaggiare questi nettari di Cracco, ops, Bacco, scopriamo insieme la nascita della sua Tenuta Vistamare.

Chef Cracco, il percorso verso le stelle

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Ph. credits Agrodolce

Connubi d’amore: il cibo e il vino, la terra e la cucina, lui e sua moglie. Era da tempo che lo chef Carlo Cracco lo sognava. Un posto dove mettere insieme tutti i suoi amori, dove coltivare e produrre le materie prime da usare nella sua cucina, dove far crescere sopra ogni cosa la parola passione. Quella passione che lo contraddistingue fin dagli inizi degli anni ottanta, quando, dopo un diploma all’istituto alberghiero di Recoaro Terme e una prima esperienza nel ristorante “Da Remo” di Vicenza, inizia a collaborare con Gualtiero Marchesi. Da allora i successi e le stelle piovono, ma la maggior parte del pubblico lo ricorda per le sue esperienze televisive, che lo hanno decretato un re delle cucine mondiali: da MasterChef Italia a Hell’s Kitchen Italia. Di recente lo abbiamo anche visto troneggiare sulla copertina del nuovo numero de La Cucina Italiana, perché scelto come quarto ambasciatore per la candidatura a Patrimonio dell’Umanità della tradizione culinaria italiana.

Qualcosa ancora manca nella lista dei desideri e dei sogni realizzati ed ecco che arriva Vistamare, azienda agricola sulle colline di Santarcangelo di Romagna (Rimini), luogo natale della famiglia della moglie Rosa, con cui è diventato vignaiolo. Due i vini prodotti, un rosso e un bianco, che verranno imbottigliati prima della prossima vendemmia.

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Ph. credits Pinterest Rosa Fanti

Ma l’azienda agricola non è solo vino: olio, frutta e verdura lì prodotti vengono utilizzati per i suoi locali, sia per il menu che per la pasticceria, e il resto viene trasformato in prodotti confezionati a chilometro zero, come succhi di frutta, confetture e olio e venduti qui. Tra le varie specialità, sono già leggenda le deliziose marmellate di cachi e marron glacé.
E i clienti dei suoi ristoranti ringraziano! Uno dei piatti presenti in carta al Ristorante Cracco in Galleria Vittorio Emanuele a Milano sono state proprio le ciliegie affogate e Grand Marnier, materia prima raccolta in Romagna dalle sue mani prestigiose ed esperte.

La tenuta Vistamare

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Ph. Credits Travel Emilia Romagna

L’azienda agricola si chiama Vistamare perché si trova nel punto in cui la collina di Ciola Corniale scende verso il mare. La tenuta ha un’anima green. Oltre a essere vocata all’equità nella produzione (il terreno è suddiviso in 5 ettari di vigneto, 1 ettaro di orto, 6 ettari di frutteto con alberi di pesche, albicocche, ciliegie, cachi e 4 ettari di oliveto), adotta tecnologie all’avanguardia e sta facendo il percorso per la certificazione biologica: gli scarti della frutta servono per produrre carta sulla quale stampare i menù e i packaging, mentre i noccioli di pesche e ciliegie finiscono in farine usate per le preparazioni di pasticceria.

Il vino di Cracco

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Instagram @carlocracco

Il vigneto è qualcosa di magico. Le viti, vecchie quasi un secolo, sono il suo patrimonio più grande. E’ per questo che Cracco ha pensato bene di affidare la missione a un grande esperto e preziosa guida. Si tratta di Luca D’Attoma, uno dei più noti enologi italiani, con un curriculum che va dal gruppo Lunelli (leggi la nostra intervista!) a San Patrignano, fino ai vini di Andrea Bocelli.
Quando le viti hanno una storia così lunga (dai 50 agli 80 anni) significa che la qualità e il prestigio dei loro prodotti sono certi. A partire dall’Albana, vitigno a bacca bianca tipico dell’Emilia Romagna, con cui verrà prodotto il primo bianco di Casa Cracco.
Oltre all’Albana, il primogenito bianco mescolerà altri tre vitigni come il Trebbiano Fiamma Rossa, antico e pregiato, la Rebola, diffuso da secoli nel territorio riminese, e il Pagadebit. L’uvaggio è stato creato con macerazione e fermentazione delle bucce in grandi anfore e l’obiettivo è quello di ottenere un bianco corposo “che esalti le caratteristiche del terroir, senza aromi fermentativi e con profumi decisi”.
Ma la vendemmia 2020 darà alla luce anche un rosso, frutto della combinazione di diverse uve vinificate in acciaio, come il Sangiovese, il Cabernet Sauvignon, il Lambrusco e il Trebbiano. Il risultato sarà un vino fresco e profumato, adatto alla convivialità, proprio nel rispetto della vera anima del territorio.
Sia il bianco che il rosso saranno comunque vini corposi, con caratteristiche uniche date dal forte legame con la Romagna.

Se il carisma di chef Cracco si esprime in cantina come in cucina allora siamo sicuri che presto assaggeremo un vino stellare della Tenuta Vistamare.